Impegni pastorali e sinodali

Papa Francesco a Bozzolo e Barbiana sulle tombe di don Mazzolari e don Milani

Papa Francesco a Bozzolo - RV

Papa Francesco a Bozzolo - RV

DISCORSO COMMEMORATIVO DEL SANTO PADRE

20/06/2017 09:16
Papa Francesco è arrivato a Bozzolo dove è stato accolto dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, che ha annunciato l'avvio del processo di beatificazione di don Mazzolari il prossimo 18 settembre, dal sindaco della cittadina, e dal calore dei fedeli. Poi, nella parrocchia di San Pietro la preghiera sulla tomba di don Primo Mazzolari e un discorso. Poi si sposterà a Barbiana.  Alle 11.15 è previsto l’atterraggio. Qui sarà accolto dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e dal sindaco. Visiterà la tomba di don Lorenzo Milani. Poi si sposterà nella chiesa e sul prato adiacente terrà un discorso. Alle 13,15 è previsto l’atterraggio nell’eliporto del Vaticano. Questo il programma del pellegrinaggio di Francesco a Bossolo e Barbiana

Il nostro inviato, Alessandro Gisotti, ci racconta che c’è un clima di grande gioia, di grande felicità. Ci sono tantissimi giovani nella piazza davanti alla Chiesa, che sono qui addirittura dalle 5.30-6.00 di mattina.

Il nostro inviato a Barbiana, Luca Collodi, ci racconta che il Papa atterrerà in un campo, praticamente sotto alla chiesa di Barbiana e andrà subito in visita privata a pregare nel cimitero dove si trova la tomba di don Lorenzo Milani, a 50 anni dalla morte; poi, nella chiesa, incontrerà i discepoli di don Milani, gli studenti oggi anziani ma che sono gli eterni ragazzi di don Milani.E poi il Papa proprio accanto alla canonica, anche qui, in un prato terrà un discorso commemorativo, saranno presenti circa 200 persone. E’ un luogo di pace questo di Barbiana, dove le persone che arrivano hanno veramente un contatto con quello che lo Spirito ha fatto in tutti questi anni.

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Sinodo del 2018 su giovani, fede e discernimento vocazionale

Una Congregazione generale del Sinodo sulla famiglia - OSS_ROM

Una Congregazione generale del Sinodo sulla famiglia - OSS_ROM

Papa Francesco, dopo aver consultato, come è consuetudine, le Conferenze Episcopali, le Chiese Orientali Cattoliche sui iuris e l’Unione dei Superiori Generali, nonché aver ascoltato i suggerimenti dei Padri della scorsa Assemblea sinodale e il parere del XIV Consiglio Ordinario, ha stabilito che nell’ottobre del 2018 si terrà la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Il tema – riferisce una nota - è “espressione della sollecitudine pastorale della Chiesa verso i giovani” ed “è in continuità con quanto emerso dalle recenti Assemblee sinodali sulla famiglia e con i contenuti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Esso intende accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all'incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all'edificazione della Chiesa e della società”.

LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI GIOVANI IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL DOCUMENTO PREPARATORIO ... scarica lettera

scarica il documento preparatorio

 

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se volete potrete leggere o scaricare l'intero documento:

 “Amoris laetitia”

Cari amici,

vi inviamo il link sul quale potete trovare la sintesi dell’Esortazione Apostolica Postsinodale del Santo Padre Francesco “Amoris laetitia”, sull’amore nella famiglia.

E’ un primo agile approccio prima di addentrarsi nel documento vero e proprio.

Un saluto cordiale,

 Presentazione dell'Esortazione Amoris laetitia di Papa Francesco

 08/04/2016 07:30

C’è grande attesa per la presentazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale del Papa “Amoris  laetitia”, sull’amore nella famiglia. Il testo redatto da Papa Francesco al termine dei due Sinodi sulla Famiglia del 2014 e del 2015 sarà presentato oggi nella Sala Stampa Vaticana. Sul percorso che ha portato a questo importante documento ascoltiamo il servizio di Paolo Ondarza:

Due Sinodi per camminare insieme
Camminare insieme: il significato del termine sinodo rende davvero bene l’idea di ciò che è stato il lungo, esaltante, a tratti faticoso, itinerario che ha portato alla stesura dell’esortazione Amoris Laetitia. Non uno, ma due i Sinodi voluti dal Papa attorno alla famiglia, “luce nel buio del mondo”. Il primo, straordinario, svoltosi in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014 attorno a “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, il secondo, ordinario, un anno dopo, dal 4 al 25 ottobre 2015 su “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”: in tutto 5 settimane che hanno coinvolti oltre a vescovi e sacerdoti, religiosi e religiose, e coppie di sposi in qualità di esperti o uditori.

Parresìa
Precedute da questionari diffusi nelle parrocchie delle diocesi di tutto il mondo, entrambe le assemblee dei vescovi sono state espressione della sollecitudine della Chiesa nei confronti della famiglia e del sacramento del matrimonio, la cui verità fondamentale di unione indissolubile tra uomo e donna – ha detto il Santo Padre – non è mai stata posta in dubbio. Da subito Francesco ha chiesto ai Padri, provenienti da ogni continente, di parlare con 'parresia' e di guardare alle mutate condizioni culturali di una società in continuo cambiamento con “zelo pastorale”.

Famiglie ferite
Se l’attenzione mediatica è stata eccessivamente rivolta alla comunione per i divorziati risposati, il tema è stato effettivamente oggetto di vivace dibattito, tanto che i paragrafi più discussi dell’ultima Relazione Finale sono stati quelli relativi  alle “situazioni difficili” e “famiglie ferite” per le quali la parola chiave è stata “discernimento”. Ma lo sguardo del sinodo ha abbracciato molto di più: dalla bellezza e forza della testimonianza di tante famiglie nel mondo, alla valorizzazione della donna; dall’importanza dei nonni alla tutela dei bambini e dei malati; dalle minacce del fanatismo, dell’individualismo, e del gender, alla precarietà lavorativa. Dalla tutela della vita, dal concepimento alla morte naturale; dal dramma dei migranti e dei profughi, alla richiesta ai governi di politiche familiari. L’assise ha inoltre ribadito l’invito del Catechismo a non discriminare le persone omosessuali specificando che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna. Inoltre i temi legati alla pastorale: l’accompagnamento dei fidanzati, l’esigenza di un linguaggio rinnovato per l’annuncio del Vangelo, la Chiesa come comunità di famiglie.

Il Vangelo non è pietra morta da scagliare contro gli altri
Non tutte le sfide hanno trovato una soluzione – ha rilevato il Papa – ma esse sono state poste sotto la luce della fede, “affrontate senza paura, senza nascondere la testa sotto la sabbia”. Il Sinodo, insomma, è stato prova della vivacità della Chiesa Cattolica che – ha detto  Francesco – “non ha paura di sporcarsi le mani discutendo animatamente”. Questo significa aver camminato insieme, secondo il Santo Padre:

“Significa aver testimoniato a tutti che il Vangelo rimane per la Chiesa la fonte viva, di eterna novità, contro chi vuole indottrinarlo in pietre morte, da scagliare contro gli altri. Significa anche aver spogliato i cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”.

Dio non desidera altro che tutti gli uomini siano salvati
I Sinodi si sono posti in continuità con il Giubileo della misericordia:

“Senza mai cadere nel pericolo del relativismo, abbiamo cercato di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio, che supera i nostri calcoli umani, e che non desidera altro che tutti gli uomini siano salvati”.

Vero difensore della dottrina non è chi difende la lettera, ma lo spirito
Tante le tentazioni lungo questo cammino attorno al  rapporto tra dottrina e pastorale. Il Papa ha citato quella dei  tradizionalisti, cioè di “volersi chiudere dentro la lettera, dentro la legge, senza farsi sorprendere da Dio”, ma anche quella dei progressisti e liberalisti, “che in nome di una misericordia ingannatrice, fasciano le ferite senza prima curarle”:

“L’esperienza del Sinodo ci ha fatto anche capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera, ma lo spirito; non le idee, ma l’uomo; non le formule, ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono. Ciò non significa in alcun modo diminuire l’importanza delle formule – sono necessarie – l’importanza delle Leggi e dei Comandamenti divini; ma esaltare la grandezza del vero Dio, che non ci tratta secondo i nostri meriti, ma unicamente secondo la generosità illimitata della sua misericordia”.

Chiesa ha le porte spalancate 
I Sinodi sulla famiglia sono stati espressione di una Chiesa che, per usare ancora le parole del Papa, “non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare le persone”, ma si rimbocca le maniche per versare l’olio sulle ferite degli uomini e indicare loro la Verità:

“Questa è la Chiesa: la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani. La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti, e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti”.

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Esercizi spirituali 2016: Maria ricorda che la fede o è gioia o non è

Dio è sempre vicino all’uomo, di una prossimità “domestica”, accanto ai suoi bisogni quotidiani. Questa è stata l’esperienza di Maria nei suoi 30 anni a Nazareth, “senza clamori” né “visioni”. Lo ha ricordato padre Ermes Ronchi nell’ultima meditazione degli esercizi spirituali predicati a Papa Francesco e alla Curia Romana, terminati in mattinata ad Ariccia. La riflessione del predicatore è stata incentrata sul brano evangelico dell’Annunciazione. Il servizio di Alessandro De Carolis:

“Un giorno qualunque, in un luogo qualunque, una giovane donna qualunque”. La scena di un evento “colossale”, l’angelo che visita Maria a Nazareth, avviene in un contesto di normalità disarmante. Perché è la semplicità la cifra di Dio.

“Dio è in cucina”
Per la meditazione conclusiva degli esercizi spirituali padre Ermes Ronchi propone al Papa e alla Curia un viaggio dentro i versetti dell’Annunciazione, l’evento che, nota il predicatore, “accade nel quotidiano, senza testimoni, lontano dalle luci e le emozioni del tempio”. “Il primo annuncio di grazia del Vangelo è consegnato nella normalità di una casa”, ovvero – dice padre Ronchi – nel luogo dove ognuno è se stesso. Ed è lì che “Dio ti sfiora e ti tocca”:

“Santa Teresa d’Avila ne ‘Il Libro delle Fondazioni’ (…) ha scritto per le sue monache una lettera tra cui queste parole: sorelle ricordatevi, Dio va fra le pentole, in cucina. Ma come, il Signore dell’universo che si muove nella cucina del monastero, fra brocche, pentole, stoviglie, casseruole e tegami (...) Dio in cucina, significa portare Dio in un territorio di prossimità (...) Se non lo senti domestico, cioè dentro le cose più semplici, non hai ancora trovato il Dio della vita. Sei ancora alla rappresentazione razionale del Dio della religione”.

Promessa di felicità
A Maria guardiamo, afferma il predicatore, proprio “per tentare di ricucire lo strappo più drammatico della nostra fede”: il “Dio della religione” che "si è separato dal Dio della vita”. La donna di Nazareth, prosegue, “come donna di casa, ci lancia una sfida enorme: passare da una spiritualità che si fonda sulla logica dello straordinario ad una mistica del quotidiano”. E in questo quotidiano il sentimento prevalente è la gioia. Lo sono le prime parole dell’Annunciazione: “Rallegrati Maria”. Perché quando Dio si avvicina “porta una promessa di felicità":

“A noi che siamo ammantati di gravità e di pesantezze, ammantati di responsabilità anche, Maria ricorda che la fede o è gioiosa fiducia o non è (...) Maria entra in scena come una profezia di felicità per la nostra vita, come una benedizione di speranza, consolante, che scende sul nostro male di vivere, sulle solitudini patite, sulle tenerezze negate, sulla violenza che ci insidia ma che non vincerà, perché la bellezza è più forte del drago della violenza, assicura l’Apocalisse. E l’angelo con questa prima parola dice che c’è una felicità nel credere, un ‘piacere’ di credere”.

All’opera nelle nostre case
Maria poi, indica padre Ronchi, “entra in scena come una donna che crede nell’amore”. “L’Angelo – si legge nel Vangelo – fu mandato a una vergine, promessa sposa di un uomo chiamato Giuseppe”. Secondo l’evangelista Luca, rileva il predicatore, l’annunciazione è fatta a Maria, secondo Matteo invece a Giuseppe:

“Ma se sovrapponiamo i due Vangeli vediamo con gioia che l’annuncio è fatto alla coppia, allo sposo e alla sposa insieme, al giusto e alla vergine innamorati (...) E Dio è all’opera nelle nostre relazioni, parla dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nel dramma, nella crisi, nei dubbi, negli slanci (…) Ecco che Dio non ruba spazio alla famiglia, non invade, non ferisce, non sottrae, cerca un sì plurale, che diventa creativo perché è la somma di due cuori, la somma di molti sogni e moltissimo lavoro paziente”.

Fede granitica o fragile, purché autentica
Infine, Maria sa chiedere a Dio, chiede come potrà accadere ciò che le è stato prospettato. “Avere perplessità, porre domande è un modo per stare davanti al Signore con tutta la dignità umana”, sostiene padre Ronchi. “Accetto il mistero, ma al contempo uso tutta la mia intelligenza. Dico quali sono le mie strade e poi accetto strade al di sopra di me”:

“Da nessuna parte è detto che la fede granitica sia meglio della fede piccola intrecciata a domande. Basta che sia autentica (…), quella che nella sua piccolezza ha ancora più bisogno di Dio. E infatti quello che mi dà speranza è vedere come nel popolo di Dio continuano a crescere le domande, nessuno si accontenta più di risposte… di parole già sentite, di risposte da prontuario, vogliono capire, andare più a fondo, vogliono fare propria la fede. Un tempo quando tutti tacevano davanti al sacerdote era un tempo di maggior fede? Credo sia vero il contrario e se questo è più faticoso per noi, è anche un alleluia, un finalmente”.

Il pensiero conclusivo è sulla maternità di Dio. “Senza il corpo di Maria il Vangelo perde corpo”, è la considerazione finale di padre Ronchi. E tutti i cristiani “sono chiamati a essere madri di Dio, perché Dio ha sempre bisogno di venire al mondo”.

 

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Dal Vaticano, 24 gennaio 2016

Francesco

 I venerdì della Misericordia di Papa Francesco

  

 

 

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Papa Francesco dopo aver aperto la Porta Santa all’Ostello Don luigi Di Liegro a Termini, continua a dare testimonianza dei segni concreti della Misericordia. Oggi a sorpresa, alle 16:00, ha varcato la porta della casa di riposo Bruno Buozzi nel quartiere popolare di Torrespaccata per fare visita alle circa 30 persone anziane ospiti della casa. Questa visita improvvisa ha colto tutti di sorpresa e ha fatto comprendere quanto importanti siano le parole di Papa Francesco contro la “cultura dello scarto” e il grande valore che le persone anziane e i nonni possiedono nella Chiesa e nella società. Il Papa si è poi recato a Casa Iride, unico centro in Europa dove, in una struttura non ospedaliera, sono ospiti 7 Persone in stato vegetativo assistite dai loro famigliari. Anche questo segno così profondamente umano di Papa Francesco testimonia il grande valore della vita umana e della dignità con la quale deve essere sempre rispettata.

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 Il Papa in Africa: "Basta con la corruzione, anche in Vaticano"

27/11/2015  Visita alla baraccopoli e incontro con i giovani. Papa Francesco lascia il Kenya per l'Uganda: "La persona vale più del denaro anche se non è quotata in borsa".

 di Annachiara Valle - da Famiglia Cristiana

Un omaggio alle mamme coraggiose delle bidonville, donne che «lottano eroicamente per proteggere i loro figli e figlie dai pericoli nel contesto di indifferenza e ostilità, di cui soffrono i quartieri popolari». Nello slum di Kangemi, uno dei più poveri di Nairobi  papa Francesco spiega che la situazione si «aggrava quando la violenza si diffonde e le organizzazioni criminali, al servizio di interessi economici o politici, utilizzano i bambini e i giovani come carne da cannone per i loro affari insanguinati». Il Papa ha ricordato che la vita umana vale più del denaro e ha  chiesto di pregare, lavorare e impegnarsi «perché ogni famiglia abbia una casa decente, abbia accesso all'acqua potabile, abbia un bagno, abbia energia sicura per illuminare, per cucinare, per migliorare le proprie abitazioni... perché ogni quartiere abbia strade, piazze, scuole, ospedali, spazi sportivi, ricreativi e artistici; perché i servizi essenziali arrivino ad ognuno di voi; perché siano ascoltati i vostri appelli e il vostro grido che chiede opportunità; perché tutti possiate godere della pace e della sicurezza che meritate secondo la vostra infinita dignità umana».

Il Papa ha aggiunto che il debito sociale e il debito ambientale con i poveri si paga «concretizzando il sacro diritto alla terra, alla casa e al lavoro le tre 't': tierra, techo, trabajo, terra, casa e lavoro. Non è filantropia è un dovere di tutti». E poi nell’incontro con i giovani, dopo aver lasciato a Kangemi una offerta in denaro, ha chiesto di pregare Dio perché dia la forza di superare il tribalismo. Anche con loro ha parlato ancora della protezione del creato benedicendo le piantine che i ragazzi si sono impegnati a piantare per la salvaguardia dell’ambiente.

Nello stadio stracolmo il Papa è tornato a parlare anche di corruzione. Parlando a braccio ha sottolineato: «anche in Vaticano ci sono casi di corruzione. Ci entra dentro come lo zucchero, è dolce, ci piace, è facile. E poi finiamo male, facciamo una brutta fine. Finiamo diabetici o il nostro paese finisce per ammalarsi. Ogni volta che accettiamo una tangente, distruggiamo il nostro cuore, la nostra personalità e la nostra patria. Per favore, non prendete gusto a questo zucchero che si chiama corruzione».

 

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Il Papa, Santa Marta e il Web

chi volesse leggerle può "cliccare qui"

29/05/2013  (da "Famiglia Cristiana") Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, risponde con una nota a chi chiede che le messe del Papa in Santa Marta siano trasmesse i diretta sul web.

Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha diffuso la seguente nota in merito alla questione proposta da Famigliacristiana.it ieri con l'articolo intitolato "Santa Marta ore 7: parla il Papa". Nell'articolo si proponeva di trasmettere in diretta e in forma integrale sul Web il "mini-magistero" che papa Francesco svolge ogni mattina appunto durante la celebrazione eucaristica in Santa Marta. A questo è appunto dedicata la nota di padre Lombaradi che qui pubblichiamo.


"Il grandissimo interesse suscitato dalle brevi omelie del Papa nel corso delle messe celebrate al mattino nella cappella della Casa Santa Marta fa sì che si sia posta e si continui a porre spesso, da diverse parti, la domanda sulla possibilità di accedere a tale celebrazione o a tale omelia in modo completo e non solo tramite le sintesi pubblicate ogni giorno da Radio Vaticana e Osservatore Romano.

La domanda è comprensibile ed è stata più volte presa in considerazione e fatta oggetto di una riflessione approfondita, e merita una risposta chiara. Anzitutto, è necessario tener conto del carattere che il Santo Padre stesso attribuisce alla celebrazione mattutina della Messa a Santa Marta. Si tratta di una Messa con la presenza di un gruppo non piccolo di fedeli (in genere oltre cinquanta persone), ma a cui il Papa intende conservare un carattere di familiarità. Per questo, nonostante le richieste pervenute, egli ha esplicitamente desiderato che non venga trasmessa in diretta video o audio.

Quanto alle omelie, non sono pronunciate sulla base di un testo scritto, ma spontaneamente, in lingua italiana, lingua che il Papa possiede molto bene, ma non è la sua lingua materna. Una pubblicazione “integrale” comporterebbe quindi necessariamente una trascrizione e una ristesura del testo in vari punti, dato che la forma scritta è differente da quella orale, che in questo caso è la forma originaria scelta intenzionalmente dal Santo Padre. Insomma, occorrerebbe una revisione del Santo Padre stesso, ma il risultato sarebbe chiaramente “un’altra cosa”, che non è quella che il Santo Padre intende fare ogni mattina.

Dopo attenta riflessione si è quindi considerato che il modo migliore per rendere accessibile a un largo pubblico la ricchezza delle omelie del Papa senza alterarne la natura è quello di pubblicarne un’ampia sintesi, ricca anche di frasi originali virgolettate che riflettano il sapore genuino delle espressioni del Papa. E’ quanto s’impegna a fare l’Osservatore Romano ogni giorno, mentre la Radio Vaticana, in base alla sua natura caratteristica, offre una sintesi più breve, ma corredata anche da alcuni brani dell’audio originale registrato, e il CTV offre una videoclip corrispondente a uno degli inserti audio pubblicati dalla Radio Vaticana.

Bisogna insistere sul fatto che, nell’insieme dell’attività del Papa, va conservata con cura la differenza fra le diverse situazioni e celebrazioni, come pure il diverso livello di impegno dei suoi pronunciamenti. Così, in occasione delle celebrazioni o attività pubbliche del Papa, trasmesse in diretta televisiva e radiofonica, le omelie o i discorsi vengono trascritti e pubblicati integralmente. In occasione di celebrazioni più familiari e private occorre rispettare il carattere specifico della situazione, della spontaneità e della familiarità delle espressioni del Santo Padre.

La soluzione prescelta rispetta quindi anzitutto la volontà del Papa e la natura della celebrazione mattutina, e allo stesso tempo permette a un largo pubblico di accedere ai messaggi principali che il Santo Padre offre ai fedeli anche in tale circostanza".

Il Papa celebra la Messa in Casa Santa Marta.
Il Papa celebra la Messa in Casa Santa Marta.

L'articolo di Famigliacristiana.it

 

Il “mini-magistero” di papa Francesco va in scena tutte le mattine nella cappella del Convitto (così lo chiama Bergoglio) di Santa Marta. Ma è un magistero per pochi, solo per gli ospiti del Convitto e per gli “invitati” che ogni giorno vengono chiamati e ammessi alla messa di papa Francesco. Nell’era del social network, della tivù on-demand che appare su ogni piattaforma digitale, la messa di Santa Marta è affare esclusivo.

I giornalisti aspettano il resoconto della Radio Vaticana che appare sul sito web attorno alle 11 del mattino e poi quello dell’Osservatore Romano, che viene inviato via mail agli accreditati intorno alle 16 del pomeriggio. E’ vero che la trascrizione ufficiale delle omelie di papa Francesco, pronunciate in italiano con qualche parola in spagnolo, una sorta di lingua meticcia, richiede qualche tempo e forse la revisione dello stesso Pontefice. Eppure queste omelie e queste celebrazioni sono l’aspetto più innovativo del pontificato di Francesco.

Basta poco per mettere a disposizione dei fedeli il “mini-magistero” di papa Bergoglio. E’ sufficiente una piccola telecamera collegata in streaming al sito del web della Santa Sede. Insomma un link alla messa di papa Francesco e così tutti dal proprio smartphone, dal proprio computer e anche dalla televisione di casa potrebbero collegarsi alla mattina e seguire la messa del papa. Lo si può fare in treno, in metropolitana, il segnale audio digitale può essere rilanciato da centinaia di radio del mondo e quello video dalle tivù.

Ci sono migliaia di siti cattolici, centinaia di televisioni e radio in tutto il pianeta, facebook e twitter pronti a rilanciare le parole semplici e al tempo stesso profonde di papa Francesco.Sarebbe un bel segnale al mondo e alla intera Chiesa rendere pubblica, copyfree, la messa mattutina del papa.

E’ Bergoglio a spiegare la sua è una “Messa pubblica”. Lo scrive in  una lettera al parroco argentino Enrique “Quique” Rodriguez, un sacerdote suo amico, che lavora nella città di La Roioja. La pubblica oggi il quotidiano di Buenos Aires El Clarin. Gli spiega che cerca “di conservare lo stesso modo di essere e di agire che avevo a Buenos Aires, poiché se alla mia età cambiasse è certo che sarei ridicolo”.

Poi aggiunge: “Non ho voluto andare a vivere nel palazzo Apostolico. Vado là solo a lavorare e per le udienze. Sono rimasto a vivere presso la Casa Santa Marta, che un convitto (dove siamo stati ospiti durante il Conclave), che ospita vescovi, sacerdoti e laici. Sono visibile alla gente, faccio vita normale: Messa pubblica al mattino, mangio alla mensa con tutti,ecc. Tutto ciò mi fa molto bene e mi evita di restare isolato”. 

 

Alberto Bobbio

 


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Avvisi importanti

  • 14a edizione del Festival Biblico che si svolgerà dal 3 al 27 maggio 2018.

  • Gaudete et Exsultate, le frasi più significative della nuova esortazione

  • MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA CELEBRAZIONE DELLA LI GIORNATA MONDIALE DELLA PACE