Altre iniziative

 

«Cresce lungo il cammino il suo vigore», ecco la Lettera pastorale per il 2018/2019

Il testo dell’Arcivescovo che guiderà la vita della Diocesi nel prossimo anno indica il cammino verso «la nuova Gerusalemme», con un invito a riprendere la testimonianza di Paolo VI, futuro Santo: in appendice una “lectio” sui Salmi. In allegato una videointervista a monsignor Delpini

di Pino Nardi

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«Vieni, ti mostrerò la sposa dell’Agnello», la prima Lettera di Delpini alla Diocesi

Il volumetto con le indicazioni delle priorità pastorali per l’anno 2017-2018 è stato inviato via mail ai sacerdoti ambrosiani ed è disponibile nelle librerie cattoliche

di Pino NARDI

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Sinodo minore, ecco lo strumento di lavoro

«Chiesa dalle genti, responsabilità e prospettive» è il titolo del testo (allegato e scaricabile) elaborato dalla Commissione di coordinamento al termine della fase di ascolto, che guiderà il discernimento dei Consigli diocesani

di Pino Nardi

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Dall’ascolto al discernimento condiviso. È questo l’obiettivo dello strumento di lavoro per i Consigli diocesani elaborato dalla Commissione di coordinamento del Sinodo minore dal titolo «Chiesa dalle genti, responsabilità e prospettive». In 27 pagine infatti sono state raccolte e sintetizzate le riflessioni e le proposte giunte in Diocesi dalle tante realtà del territorio che hanno risposto all’invito dell’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini.

«Dopo esserci ascoltati e aver ascoltato – si legge nel testo -, inizia con questo documento il momento del discernimento condiviso: i due Consigli diocesani (presbiterale e pastorale) sono chiamati a fare tesoro delle indicazioni emerse (constatazioni, suggerimenti, fatiche, intuizioni, prese d’atto); e a trasformare i tanti moti suscitati dallo Spirito in indicazioni che porteranno alla costruzione e alla deliberazione delle proposte da consegnare al nostro arcivescovo, nell’evento conclusivo di tutto il cammino sinodale, il prossimo 3 novembre».

Il documento, ovviamente, è un’utile lettura rivolta a tutta la Diocesi (il testo integrale è allegato e scaricabile). Il testo è suddiviso in tre parti: «Anzitutto raccontando come nella Diocesi si è percepito e condiviso il cammino sinodale, vissuto come vero e proprio momento di rigenerazione e rinnovamento del nostro essere Chiesa. In un secondo momento sono individuati e approfonditi i nodi, i punti di addensamento della riflessione sinodale, le acquisizioni e le questioni accese dalla riscoperta del nostro essere Chiesa dalle genti. La terza parte raccoglie e rilancia le proposte e le intuizioni emerse nella fase di ascolto, per rendere la nostra pastorale sempre più adeguata alla visione che guida il nostro cammino sinodale».

Innanzitutto si ribadisce il perché del Sinodo: «Abitare il nostro tempo, facendo tesoro di una realtà che da alcuni anni caratterizza la nostra società, cioè la presenza significativa di genti e di cristiani provenienti da altre nazioni e continenti e il loro crescente radicarsi sul territorio, per vivere in pienezza una delle dimensioni fondamentali dell’esperienza di fede, la cattolicità. Siamo Chiesa dalle genti! E lo siamo non soltanto in questi ultimi decenni, ma dall’inizio, da quando il cristianesimo ha abitato le terre milanesi e lombarde».

Quindi l’obiettivo è «ridare fiato e rilievo alla missione di raccolta dalle genti che è propria del cristianesimo: questa è l’intenzione spirituale che anima il Sinodo»

Ma quanti hanno partecipato nella fase di raccolta? Oltre 600 quelli arrivati nei tempi stabiliti. Più sentito il fenomeno soprattutto nell’area metropolitana e nei centri più grandi. Dalla zona I (Milano) sono pervenuti 146 contributi; dalla II (Varese) 96; dalla III (Lecco) 35; dalla IV (Rho) 76; dalla V (Monza) 83; dalla VI (Melegnano) 51; dalla VII (Sesto San Giovanni) 57. Riorganiz­zati per tracce: 22 dagli amministratori locali; 50 dagli operatori della carità; 31 dalle assemblee di presbiteri; 61 dal mondo della vita consacrata (singole comunità e istituti); dalle altre Chiese cristiane 10; dalle comu­nità di migranti 16; i consigli pastorali hanno inviato 237 contributi (104 parrocchiali, 52 di comunità pastorali, 39 decanali). Le associazioni e i movimenti ne hanno inviati 16. Il mondo della scuola e dell’educazione 110 (51 contributi collettivi, 64 insegnanti, 13 di gruppi giovanili e oratori). Alla traccia rivolta ai singoli hanno risposto in 44.

Il Sinodo ha “costretto” tutti a guardarsi intorno e scoprire che esistono già molte realtà di dialogo e collaborazione. «Le risposte raccontano di una percezione stupita di quanto già si vive: parecchi in modo sincero e spontaneo raccontano di avere scoperto una dimensione di Chiesa e di umanità con cui si vive da anni, di cui grazie al Sinodo si è presa consapevolezza. Ci si è accorti di una presenza di popolazioni diverse per storia, lingua e cultura, dando loro un volto, iniziando ad ascoltarle, riconoscendo legami già in atto ma poco valorizzati».

Un chiaro invito alla reciprocità

Esistono dunque tante realtà positive, anche se ancora non è stato superato l’approccio del “noi” e “loro”. «La logica del racconto è in parecchi casi quella del “noi verso loro”: noi attori di un’azione della quale i nuovi venuti sono spesso solo destinatari. Il confronto con il documento preparatorio ha portato molte realtà a interrogarsi su come rendere concreto il passaggio dal “fare per” al “fare con”, approfittando dei tanti luoghi di impegno già attivi (in particolare nell’ambito della carità) per trasformarli in laboratori di incontro e di costruzione di un nuovo soggetto ecclesiale (e, di pari passo, anche sociale)».

Ma quali sono le ricchezze da donarsi reciprocamente? «Dalla Chiesa ambrosiana si impara l’amore per la Parola di Dio, una vita di fede concreta e molto laboriosa, una pastorale che tocca tanti legami e costruisce una rete di relazioni che trasforma il quotidiano; da diverse Chiese venute in Diocesi si impara il senso di comunità, la cura e la partecipazione intensa alla celebrazione dei sacramenti – in particolare l’Eucaristia -, una fede espressa attraverso le emozioni, un coinvol­gimento del corpo, un’attitudine più contemplativa, una solidarietà meno organizzata ma molto capillare».

Una lingua e uno stile da imparare

Uno dei percorsi da compiere è quello di tradurre le buone pratiche in mentalità. «Il darsi di tante buone pratiche che già in­crociano le nuove genti in alcuni frangenti di bisogno (oratori estivi, doposcuola, centri di ascolto, scuole di italiano, associazioni e centri sportivi), ma che faticano a diventare cultura: non riescono a modifi­care i comportamenti e i modi di pensare di coloro che le incontrano o anche soltanto le intravvedono Dall’altro lato molteplici racconti di incontri personali che hanno cambiato la vita di persone e di gruppi indicano che quando si passa per l’esperienza concreta della relazione personale si genera nuova cultura, rispettosa e soprattutto ricca di sor­prese e molto promettente per futuri processi di accoglienza, integrazione/inclusione e di positiva convivenza».

Questo fenomeno nuovo, ma anche così antico, di accoglienza e integrazione di nuove popolazioni anche nella Chiesa, sollecita al rinnovamento di situazioni troppo spesso ingessate. «L’essersi interrogati sulle modalità di reale accoglienza dei mi­granti, in nome della fede, ha indotto però un provvidenziale “esame di coscienza” delle comunità, germoglio di una possibile e rinnovata conversione. Ci si è accorti delle rigidità, delle chiusure, di rapporti ancora troppo funzionali tra membri anche stranieri di vita con­sacrata e l’istituzione parrocchiale, tra presbiteri e laici, tra gruppi tradizionali e nuove aggregazioni, tra adulti e nuove generazioni. Il “fare”, spesso indirizzato a opere di carità e di intervento assistenzia­le, non si è spinto sino a diventare incontro tra persone, limitandosi a un più generico scambio di prestazioni e servizi, sfociando in qualche caso nel rischio della delega».

Perciò è necessario andare oltre per «meglio comprendere e valorizzare quella sorta di grammatica per essere Chiesa dalle genti che la commissione ha cercato di comporre, intrecciando i racconti dei cammini di alcune comunità: dalla indifferenza al vedere che ci sono; dal vedere e ascoltare all’aiutare; dall’aiutare all’accogliere dei fratelli; dall’accogliere nella logica noi/loro a una comunità nuova, dai mille volti; dal sentirci comunità al diventarne protagonisti partecipando alla vita delle comunità (consigli pastorali, catechesi, coro, chierichetti, lettori, educatori, animatori commissione liturgica…); dallo straordinario all’ordinario vissuto in una comunità dal volto evangelico, capace di accogliere e arricchirsi nelle e dalle differenze, capace di attenzione a tutte le fragilità».

Verso la condivisione

«Aver dato in uso chiese, cappelle, saloni… non ha sempre dato origine a processi di incontro e a cammini che si intrecciano. Aver accolto bambini negli oratori feriali, aver fatto qualche festa etnica non ha fatto crescere abbastanza la consapevolezza di essere insieme popolo di Dio. La ricchezza di strutture della nostra Chiesa ambrosiana è possibile oc­casione per nuovi processi di condivisione di luoghi il cui scopo non sia alloggiare, ma far incontrare, per attivare processi di condivisione e di reciproca assunzione di responsabilità di ciò che ci è dato».

Oltre la paura

Il documento certo non si nasconde anche le fatiche, i problemi, le paure alimentate dal dibattitto pubblico, politico e mediatico, che non possono non lasciare ampie tracce anche nell’ambito ecclesiale. «Per i molti che si sono lasciati coinvolgere nella fase di ascolto e confronto il cammino sinodale ha voluto dire imparare a vedere, sce­gliere di confrontarsi con un fenomeno che la cultura e soprattutto i media ci fanno percepire come indistinto e confuso, e proprio perché tale in grado di generare emozioni forti e contraddittorie, fino alla paura. Sui migranti la nostra cultura scarica molte nostre incoerenze, facendo loro rivestire la funzione di capro espiatorio».

Chiesa delle genti in una società plurale

Una Chiesa che cammina insieme diventa testimonianza efficace anche per la coesione sociale in una società frammentata. «Rientra in questa visione tutto il contributo che la Chiesa dalle genti è tenuta a dare alla società dentro la quale vive. La commissione ha colto con sorpresa la constatazione che nelle tante risposte arri­vate è quasi praticamente assente qualsiasi discorso di rilettura delle cause delle migrazioni. A fronte di un impegno caritativo diretto e capillare davvero esemplare manca la capacità di trasformare la carità in cultura, in revisione dei nostri stili di vita».

Ancora: «Una Chiesa dalle genti è chiamata a un compito di testimonianza, attraverso la capillarità delle sue comunità, di pratiche di dialogo e di riflessione capaci di favorire processi di incontro, buona relazione civica tra i tanti nuovi cittadini. Il buon vicinato, richiestoci dal nostro arcive­scovo Mario è lo strumento che ci consente di riaccendere una positiva ricerca del bene comune e della solidarietà in un’ottica di giustizia».

Per una pastorale adeguata al tempo è l’obiettivo della riflessione dei due Consigli diocesani. Tra le proposte suggerite dal documento quello di un luogo di «regia del cambiamento»: le «figure di aggregazione territoriale (comunità pastorali) e i decana­ti. Al consiglio pastorale diocesano il compito di individuare stru­menti per ridare centralità a questi luoghi. In particolare, il decanato si rivela come il livello pastorale di Chiesa più adatto per aiutare la trasformazione della Diocesi in Chiesa dalle genti, diventando luogo di lettura evangelica della realtà e propulsore dei cambiamenti, in ascolto delle tante buone pratiche già in atto».

PUBBLICATO venerdì 25 maggio 2018

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Periferia, Duomo, carcere, Messa al Parco e San Siro: la «giornata intensissima» del Papa a Milano il 25 marzo 2017

Il 25 marzo Francesco si recherà alle Case Bianche di via Salomone, incontrerà sacerdoti e consacrati in Cattedrale, visiterà San Vittore e pranzerà con i detenuti, presiederà la celebrazione eucaristica a Monza e incontrerà i cresimandi al Meazza

Come aveva anticipato il cardinale Angelo Scola, quella della visita di papa Francesco a Milano, il prossimo 25 marzo, sarà una giornata «intensissima». Il programma definitivo è stato presentato oggi nel corso di una conferenza stampa in Curia con l’Arcivescovo e il Moderator Curiae, monsignor Bruno Marinoni.

Il Santo Padre partirà alle 7.10 dall’aeroporto di Ciampino. Alle 8 è previsto l’arrivo all’Aeroporto di Milano-Linate, dove il Papa sarà accolto dall’Arcivescovo e dalle istituzioni.

La prima tappa, alle 8.30, alle Case Bianche di via Salomone-via Zama, nella parrocchia di San Galdino: papa Francesco visiterà due famiglie. Alle 9, sul piazzale, rivolgerà un breve saluto e incontrerà i rappresentanti delle famiglie residenti e di famiglie Rom, islamiche, immigrate.

Poi lo spostamento in auto verso il Duomo, con arrivo previsto alle 10. All’ingresso il Santo Padre sarà accolto dai Vescovi ausiliari, dall’Arciprete e dal Capitolo metropolitano. In Cattedrale si recherà nello scurolo di San Carlo per l’adorazione del Santissimo Sacramento e la venerazione delle reliquie di San Carlo; incontrerà i sacerdoti e i consacrati; riceverà il saluto del cardinale Scola; risponderà ad alcune domande dei sacerdoti. Alle 11 saluterà i fedeli radunati in Piazza Duomo, reciterà l’Angelus e benedirà i fedeli sulla piazza.

Poi il trasferimento a San Vittore, dove alle 11.30 saluterà il personale della Direzione e della Polizia penitenziaria e, nell’area carceraria, incontrerà i detenuti ed entrerà in alcune celle. Alle 12.30, nel Terzo raggio, il pranzo con 100 detenuti.

Alle 13.45 il Santo Padre lascerà San Vittore e si trasferirà in auto al Parco di Monza, dove, nell’area dell’ex ippodromo, attraverserà i vari reparti in cui è suddivisa l’area, salutando i fedeli. Nella zona della sacrestia sarà accolto dalle Autorità locali e avrà un breve incontro con i Vescovi concelebranti e gli organizzatori della visita. Alle 15 avrà inizio la solenne concelebrazione eucaristica, al termine della quale il cardinale Scola porgerà il suo ringraziamento.

Alle 16.30 il trasferimento per l’ultima tappa allo Stadio Meazza a San Siro dove, alle 17.30, incontrerà i ragazzi cresimandi, i genitori, i padrini e le madrine, rispondendo ad alcune domande di un cresimando, di un genitore e di un catechista.

Alle 18 il Santo Padre lascerà lo Stadio e raggiungerà l’Aeroporto di Milano-Linate, dove alle 18.30 è previsto il congedo. Alle 19.30 l’atterraggio all’aeroporto di Ciampino.

Papa Francesco celebrerà una Messa al parco di Monza

Come si fa a partecipare?

Come avvenuto nel 2012 in occasione dell’Incontro mondiale delle famiglie a Milano con Benedetto XVI, «saranno le parrocchie a raccogliere le iscrizioni ai vari momenti della visita ma al solo scopo di pianificare i flussi di persone – ha anticipato il moderator Curiae monsignor Bruno Marinoni –. Comunque nessuno sarà escluso. A tutti si raccomanderà l’uso del treno o comunque del mezzo pubblico». Per partecipare alla Messa al Parco di Monza «ci affideremo prevalentemente ai pullman granturismo». Altro momento di incontro con i fedeli sarà poche ore prima, alle 11, per l’Angelus e la benedizione in piazza Duomo.

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Il cardinale Scola apre la Porta Santa in Duomo

Con il gesto dell’Arcivescovo alle 17.30 in Cattedrale (compiuto in giornata dai suoi Vicari nelle altre chiese giubilari ambrosiane) anche in Diocesi si apre l’Anno Santo. Successivamente il Cardinale presiederà la celebrazione eucaristica vespertina nella quinta Domenica d’Avvento («Il Precursore»): diretta tv, radio, web e twitter

Approfondimenti

Porta Santa del Duomo Porta Santa del Duomo

10.12.2015

Domenica 13 dicembre, alle 17.30, il cardinale Angelo Scola aprirà la Porta Santa del Duomo di Milano, inaugurando così ufficialmente il Giubileo nella Chiesa ambrosiana. Lo stesso gesto verrà compiuto in giornata dai Vicari episcopali nelle altre chiese giubilari della Diocesi (tranne che per il Sacro Monte di Varese, dove la porta sarà aperta sabato 12: vedi programma allegato).

La Porta Santa del Duomo è nel primo portale a sinistra (lato nord) della facciata. L’opera tratta il tema della libertà religiosa e fu commissionata nel 1937 dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, allora Arcivescovo di Milano, ad Arrigo Minerbi, scultore israelita che dovette interrompere il progetto a causa delle persecuzione razziali. Il portale fu portato a compimento nel 1948.

Dopo aver aperto la Porta Santa, l’Arcivescovo presiederà la Messa nella quinta Domenica dell’Avvento ambrosiano, riflettendo su «Il Precursore» e proseguendo così la sua predicazione nel tempo liturgico che prepara al Natale.

L'apertura della Porta Santa e la celebrazione saranno trasmesse in diretta su www.chiesadimilano.it, Chiesa Tv (canale 195 del digitale terrestre), Radio Marconi (Fm94.8), Radio Mater e Twitter @chiesadimilano.

Prima della diretta della Messa, dalle 17.15 Radio Marconi propone un viaggio alla scoperta dei Maestri della Cappella del Duomo, compositori di musica sacra pensata per il rito ambrosiano e adattata alla speciale acustica della Cattedrale. In ogni puntata il maestro Emanuele Vianelli, organista titolare del Duomo, offre un ritratto di questi Maestri e introduce all’ascolto di loro brani, spiegandone la struttura per meglio coglierne tutti i significati.

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CARITAS AMBROSIANA - VAI AL SITO

I MIGRANTI E IL CIBO

 I MIGRANTI E IL CIBO
Dallo sfruttamento lavorativo all’imprenditoria etnica.
4 Giugno 2015 mattina
Conference Centrer Expo - Rho

VISITA ANCHE IL SITO DELLA CARITAS DECANALE DI MONZA

Il convegno presenterà in anteprima i contenuti del XXIV Rapporto Nazionale Caritas/Migrantes. Verranno analizzati i dati ufficiali assieme a quelli raccolti dai servizi Caritas, le variabili sociali ed economiche, gli impatti dell’immigrazione in un contesto che vede nel migrante un attore di sviluppo per settori che sarebbero in crisi senza l’apporto di manodopera straniera. Dallo scenario globale si passerà  ad approfondimenti rispetto alle singole regioni italiane.

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 Card. Scola: Diamo un'anima all'Expo

(da Famiglia Cristiana - di Chiara Pelizzoni)

23/04/2015  L’arcivescovo di Milano spiega il significato della presenza della Chiesa nell’esposizione universale, il valore spirituale del cibo

 Nutrire il pianeta e nutrire la vita per un’alimentazione che sia “integrale”, fatta di corpo e di anima; un nuovo umanesimo che rimetta al centro l’uomo che non è fatto di solo cibo ma, nella sua integrità, di relazioni, benessere personale e rapporto con Dio.
Per edificare un nuovo futuro, l’uomo del terzo millennio. È questo l’appello dell’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che con Expo 2015 ormai alle porte, ne rilegge il titolo e si lascia provocare.

“Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Il titolo di Expo 2015 contiene quattro parole chiave: alimentazione, energia, pianeta, vita. Dove ciascuna forma di vita ha bisogno di energia e il nesso vita-alimentazione a sua volta incide sullo sviluppo del pianeta.

 - Questa complessa circolarità chiama in causa una quinta parola chiave: l’uomo.

«Sì, alimentazione, energia per la vita, pianeta… sono tutti temi che fanno emergere interrogativi imprescindibili per l’uomo di oggi. La Chiesa italiana li ha concentrati nel tema del “nuovo umanesimo”: l’uomo, in una società in forte transizione come la nostra, è chiamato ad affrontare “novità” difficilmente dominabili. Il tema dell’Expo, se articolatamente e compiutamente sviluppato, può costituire una grande occasione per le persone e gli attori sociali. Il tutto si può riassumere in una domanda: chi vuole essere l’uomo del terzo millennio?».

 

- Il pianeta è consegnato all’uomo per il suo “dominio”, è intoccabile come qualcosa di “sacro”?

«Nel testo di Genesi Dio mette in relazione l’uomo e il cosmo. Ma Dio, creando, non si ritira dalla creazione, ne resta il garante. Lascia però ampio spazio all’uomo. Lo chiama a essere corresponsabile. È la perdita di responsabilità dell’uomo nei confronti del Creato che sta alla radice dei problemi ecologici. Per questa ragione, come ha notato il Papa nell’incontro con il presidente Mattarella, Expo non può non occuparsi di ecologia giungendo fino all’ecologia umana. Papa Francesco ha anche detto: “La vocazione del “custodire” non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti”».

- La centralità dell’uomo consente quindi di pensare un rapporto responsabile con il pianeta. Torniamo al nuovo umanesimo, come lei ha chiesto nel Discorso alla città in occasione della festa di Sant’Ambrogio.

«Il compito di edificare il futuro fondandolo su un nuovo umanesimo è urgente perché l’aspetto più imponente della secolarizzazione non sta tanto nella messa in discussione, pur aspra, del ruolo della religione, ma nell’esito che questo genera. Rimuovendo la religione si finisce per negare le stesse basi umanistiche della civiltà occidentale. Per questo oggi ripensare il mondo chiede di ripensare l’uomo. E di fatto in una società divenuta plurale abbiamo un compito arduo, ma affascinante: non soltanto mettere l’uomo al centro, ma farlo in modo “nuovo”, cioè immersi con realismo fino in fondo nelle tensioni e nelle contraddizioni del presente. Chiamati come cristiani e uomini di buona volontà a essere testimoni di speranza affidabile».

- Il titolo del padiglione della Santa Sede ribadisce questa esigenza. “Non di solo pane” vive l’uomo.

«Basta considerare chi è e come è fatto l’uomo. Siamo bisognosi di un’alimentazione “integrale”: l’uomo è uno di anima e di corpo, come ha insegnato il Vaticano II. Per dare energia all’uomo non basta nutrire il corpo, ma occorre pensare alla totalità del suo “io” in sé stesso e nei suoi rapporti, soprattutto quelli costitutivi, con sé, con gli altri, con Dio».

- Perché la Chiesa in Expo?

«La fede cristiana, per la sua natura di fede incarnata, è interessata a tutto ciò che è umano» (http://www.expoholysee.org/ - twitter @expoholysee).

- È la prima volta di Caritas in Expo. Una presenza emblematica. Che cosa significa parlare di “carità” nel cuore di Expo?

«Siamo davanti a un fatto terribile che grida vendetta al cospetto di Dio: ancora oggi circa un miliardo di persone, tra cui moltissimi bambini, non hanno il minimo per sopravvivere. Caritas, attraverso il suo padiglione, scandaglierà le cause della povertà nella convinzione che questo tragico problema può essere risolto. Oltre all’apertura del cuore e della mente di ogni donna e di ogni uomo, occorre studiarne le implicazioni educative, economiche e politiche. Le forme di aiuto più efficaci sono legate alla presenza sul territorio, all’ascolto delle necessità, all’individuazione di modalità che emancipino il bisognoso e lo rendano protagonista della propria autonoma capacità di sostenersi, con la sua famiglia e la sua comunità. Ho sviluppato un poco questi elementi nel Discorso di sant’Ambrogio del 2014 (Cosa nutre la vita?, Ed. Centro Ambrosiano). Nei nostri padiglioni non venderemo nulla. Offriremo riflessioni e chiederemo un aiuto concreto per sostenere i più poveri, con lo stile della carità che si prende cura di tutte le dimensioni della persona».

 

- Milano si prepara ad accogliere il mondo. Che cosa si aspetta e che opportunità può essere per la città e per l’Italia intera?

«Io credo che Milano debba imparare da questi milioni di visitatori, e ciò può avvenire solo mediante un ascolto che si lasci fecondare dall’incontro con essi. Expo 2015 non può essere solo un’esposizione di cibi, di arte culinaria o di tecniche agroalimentari, ma dev’essere soprattutto un’affascinante occasione per scoprire che l’umanità è, ultimamente, una sola famiglia voluta, amata e tenuta insieme da Dio. Da questa unità saremo aiutati a superare il male che tante volte ci ferisce. Milano è piena di fatti e di realtà di vita buona. Comunicarle ai tanti visitatori in occasione dell’Expo è un compito decisivo perché la metropoli acquisisca piena consapevolezza del proprio ruolo sulla scena mondiale.»

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La Santa Sede all’Expo di Milano: «Non di solo pane»

 leggi: il progetto architettonico

            il tema del padiglione

            itinerario del visitatore

 

 

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  Parrocchie in "rete" in Diocesi :

un interessante servizio diocesano sulle Parrocchie, gli orari delle Messe e altre notizie oltre alla loro ubicazione.

Servizio che è attivo a livello nazionale.

Per saperne di più leggi il documento allegato

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Avvisi importanti

  • XV ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI (3-28 ottobre): I giovani, la fede e il discernimento vocazionale

  • il 9 ottobre p.v. inizieranno gli incontri di preghiera animati dal gruppo ACOR di Monza per separati/divorziati/in nuova unione

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