Impegni pastorali e sinodali

 

Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale

Sinodo Amazzonia. Instrumentum laboris: ascoltare con la Chiesa il grido di un popolo

 - sintesi del documento -

Il mondo amazzonico chiede alla Chiesa di essere sua alleata, affinché la vita piena che Gesù è venuto a portare nel mondo possa raggiungere tutti, specialmente i poveri. Così in sintesi il contenuto dell'Instrumentum laboris reso noto oggi per il prossimo Sinodo dei vescovi per l'Amazzonia sul tema: "Amazzonia, nuovi cammini per la Chiesa e per un'ecologia integrale"

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
LII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

1° GENNAIO 2019

 

La buona politica è al servizio della pace

 

1. “Pace a questa casa!”

Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù dice loro: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi» (Lc 10,5-6).

Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana.[1] La “casa” di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine.

Sia questo dunque anche il mio augurio all’inizio del nuovo anno: “Pace a questa casa!”.

2. La sfida della buona politica

La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy;[2] è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.

«Se uno vuol essere il primo – dice Gesù – sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35). Come sottolineava Papa San Paolo VI: «Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità».[3]

In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.

3. Carità e virtù umane per una politica al servizio dei diritti umani e della pace

Papa Benedetto XVI ricordava che «ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis. […] Quando la carità lo anima, l’impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell’impegno soltanto secolare e politico. […] L’azione dell’uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all’edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana».[4] È un programma nel quale si possono ritrovare tutti i politici, di qualunque appartenenza culturale o religiosa che, insieme, desiderano operare per il bene della famiglia umana, praticando quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà.

A questo proposito meritano di essere ricordate le “beatitudini del politico”, proposte dal Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận, morto nel 2002, che è stato un fedele testimone del Vangelo:

Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.

Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.

Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.

Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.

Beato il politico che realizza l’unità.

Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.

Beato il politico che sa ascoltare.

Beato il politico che non ha paura.[5]

Ogni rinnovo delle funzioni elettive, ogni scadenza elettorale, ogni tappa della vita pubblica costituisce un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano la giustizia e il diritto. Ne siamo certi: la buona politica è al servizio della pace; essa rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono ugualmente doveri reciproci, affinché tra le generazioni presenti e quelle future si tessa un legame di fiducia e di riconoscenza.

4. I vizi della politica

Accanto alle virtù, purtroppo, anche nella politica non mancano i vizi, dovuti sia ad inettitudine personale sia a storture nell’ambiente e nelle istituzioni. È chiaro a tutti che i vizi della vita politica tolgono credibilità ai sistemi entro i quali essa si svolge, così come all’autorevolezza, alle decisioni e all’azione delle persone che vi si dedicano. Questi vizi, che indeboliscono l’ideale di un’autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale: la corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone –, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di Stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio.

5. La buona politica promuove la partecipazione dei giovani e la fiducia nell’altro

Quando l’esercizio del potere politico mira unicamente a salvaguardare gli interessi di taluni individui privilegiati, l’avvenire è compromesso e i giovani possono essere tentati dalla sfiducia, perché condannati a restare ai margini della società, senza possibilità di partecipare a un progetto per il futuro. Quando, invece, la politica si traduce, in concreto, nell’incoraggiamento dei giovani talenti e delle vocazioni che chiedono di realizzarsi, la pace si diffonde nelle coscienze e sui volti. Diventa una fiducia dinamica, che vuol dire “io mi fido di te e credo con te” nella possibilità di lavorare insieme per il bene comune. La politica è per la pace se si esprime, dunque, nel riconoscimento dei carismi e delle capacità di ogni persona. «Cosa c’è di più bello di una mano tesa? Essa è stata voluta da Dio per donare e ricevere. Dio non ha voluto che essa uccida (cfr Gen 4,1ss) o che faccia soffrire, ma che curi e aiuti a vivere. Accanto al cuore e all’intelligenza, la mano può diventare, anch’essa, uno strumento di dialogo».[6]

Ognuno può apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune. La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali. Una tale fiducia non è mai facile da vivere perché le relazioni umane sono complesse. In particolare, viviamo in questi tempi in un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, e si manifesta purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno. Oggi più che mai, le nostre società necessitano di “artigiani della pace” che possano essere messaggeri e testimoni autentici di Dio Padre che vuole il bene e la felicità della famiglia umana.

6. No alla guerra e alla strategia della paura

Cento anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, mentre ricordiamo i giovani caduti durante quei combattimenti e le popolazioni civili dilaniate, oggi più di ieri conosciamo il terribile insegnamento delle guerre fratricide, cioè che la pace non può mai ridursi al solo equilibrio delle forze e della paura. Tenere l’altro sotto minaccia vuol dire ridurlo allo stato di oggetto e negarne la dignità. È la ragione per la quale riaffermiamo che l’escalation in termini di intimidazione, così come la proliferazione incontrollata delle armi sono contrarie alla morale e alla ricerca di una vera concordia. Il terrore esercitato sulle persone più vulnerabili contribuisce all’esilio di intere popolazioni nella ricerca di una terra di pace. Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza. Va invece ribadito che la pace si basa sul rispetto di ogni persona, qualunque sia la sua storia, sul rispetto del diritto e del bene comune, del creato che ci è stato affidato e della ricchezza morale trasmessa dalle generazioni passate.

Il nostro pensiero va, inoltre, in modo particolare ai bambini che vivono nelle attuali zone di conflitto, e a tutti coloro che si impegnano affinché le loro vite e i loro diritti siano protetti. Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze, quando non è arruolato per diventare egli stesso soldato o ostaggio dei gruppi armati. La testimonianza di quanti si adoperano per difendere la dignità e il rispetto dei bambini è quanto mai preziosa per il futuro dell’umanità.

7. Un grande progetto di pace

Celebriamo in questi giorni il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ricordiamo in proposito l’osservazione del Papa San Giovanni XXIII: «Quando negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non può non sorgere l’avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignità; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli».[7]

La pace, in effetti, è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno. La pace è una conversione del cuore e dell’anima, ed è facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria:

- la pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso sé stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”;

- la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente…; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé;

- la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire.

La politica della pace, che ben conosce le fragilità umane e se ne fa carico, può sempre attingere dallo spirito del Magnificat che Maria, Madre di Cristo Salvatore e Regina della Pace, canta a nome di tutti gli uomini: «Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; […] ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre» (Lc 1,50-55).

Dal Vaticano, 8 dicembre 2018

Francesco
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XV ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI (3-28 ottobre)

I giovani, la fede e il discernimento vocazionale

Lettera del Santo Padre Francesco ai giovani in occassione della presentazione

del documento preparatorio della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi

Carisimi giovani,

sono lieto di annunciarvi che nell’ottobre 2018 si celebrerà il Sinodo dei Vescovi sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Ho voluto che foste voi al centro dell’attenzione perché vi porto nel cuore. Proprio oggi viene presentato il Documento Preparatorio, che affido anche a voi come “bussola” lungo questo cammino.

Mi vengono in mente le parole che Dio rivolse ad Abramo: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò» (Gen 12,1). Queste parole sono oggi indirizzate anche a voi: sono parole di un Padre che vi invita a “uscire” per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna. Vi invito ad ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo.

Quando Dio disse ad Abramo «Vattene», che cosa voleva dirgli? Non certamente di fuggire dai suoi o dal mondo. Il suo fu un forte invito, una vocazione, affinché lasciasse tutto e andasse verso una terra nuova. Qual è per noi oggi questa terra nuova, se non una società più giusta e fraterna che voi desiderate profondamente e che volete costruire fino alle periferie del mondo?

Ma oggi, purtroppo, il «Vattene» assume anche un significato diverso. Quello della prevaricazione, dell’ingiustizia e della guerra. Molti giovani sono sottoposti al ricatto della violenza e costretti a fuggire dal loro paese natale. Il loro grido sale a Dio, come quello di Israele schiavo dell’oppressione del Faraone (cfr Es 2,23).

Desidero anche ricordarvi le parole che Gesù disse un giorno ai discepoli che gli chiedevano: «Rabbì […], dove dimori?». Egli rispose: «Venite e vedrete» (Gv 1,38-39). Anche a voi Gesù rivolge il suo sguardo e vi invita ad andare presso di lui. Carissimi giovani, avete incontrato questo sguardo? Avete udito questa voce? Avete sentito quest’impulso a mettervi in cammino? Sono sicuro che, sebbene il frastuono e lo stordimento sembrino regnare nel mondo, questa chiamata continua a risuonare nel vostro animo per aprirlo alla gioia piena. Ciò sarà possibile nella misura in cui, anche attraverso l’accompagnamento di guide esperte, saprete intraprendere un itinerario di discernimento per scoprire il progetto di Dio sulla vostra vita. Pure quando il vostro cammino è segnato dalla precarietà e dalla caduta, Dio ricco di misericordia tende la sua mano per rialzarvi.

A Cracovia, in apertura dell’ultima Giornata Mondiale della Gioventù, vi ho chiesto più volte: «Le cose si possono cambiare?». E voi avete gridato insieme un fragoroso «Sì». Quel grido nasce dal vostro cuore giovane che non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza. Ascoltate quel grido che sale dal vostro intimo! Anche quando avvertite, come il profeta Geremia, l’inesperienza della vostra giovane età, Dio vi incoraggia ad andare dove Egli vi invia: «Non aver paura […] perché io sono con te per proteggerti» (Ger 1,8).

Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro. Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori. San Benedetto raccomandava agli abati di consultare anche i giovani prima di ogni scelta importante, perché «spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore» (Regola di San Benedetto III, 3).

Così, anche attraverso il cammino di questo Sinodo, io e i miei fratelli Vescovi vogliamo diventare ancor più «collaboratori della vostra gioia» (2 Cor 1,24). Vi affido a Maria di Nazareth, una giovane come voi a cui Dio ha rivolto il Suo sguardo amorevole, perché vi prenda per mano e vi guidi alla gioia di un «Eccomi» pieno e generoso (cfr Lc 1,38).

Con paterno affetto,

FRANCESCO

Dal Vaticano, 13 gennaio 2017

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Instrumentum laboris. I giovani, la fede e il discernimento Vocazionale

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Papa Francesco a Bozzolo e Barbiana sulle tombe di don Mazzolari e don Milani

Papa Francesco a Bozzolo - RV

Papa Francesco a Bozzolo - RV

DISCORSO COMMEMORATIVO DEL SANTO PADRE

20/06/2017 09:16
Papa Francesco è arrivato a Bozzolo dove è stato accolto dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, che ha annunciato l'avvio del processo di beatificazione di don Mazzolari il prossimo 18 settembre, dal sindaco della cittadina, e dal calore dei fedeli. Poi, nella parrocchia di San Pietro la preghiera sulla tomba di don Primo Mazzolari e un discorso. Poi si sposterà a Barbiana.  Alle 11.15 è previsto l’atterraggio. Qui sarà accolto dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e dal sindaco. Visiterà la tomba di don Lorenzo Milani. Poi si sposterà nella chiesa e sul prato adiacente terrà un discorso. Alle 13,15 è previsto l’atterraggio nell’eliporto del Vaticano. Questo il programma del pellegrinaggio di Francesco a Bossolo e Barbiana

Il nostro inviato, Alessandro Gisotti, ci racconta che c’è un clima di grande gioia, di grande felicità. Ci sono tantissimi giovani nella piazza davanti alla Chiesa, che sono qui addirittura dalle 5.30-6.00 di mattina.

Il nostro inviato a Barbiana, Luca Collodi, ci racconta che il Papa atterrerà in un campo, praticamente sotto alla chiesa di Barbiana e andrà subito in visita privata a pregare nel cimitero dove si trova la tomba di don Lorenzo Milani, a 50 anni dalla morte; poi, nella chiesa, incontrerà i discepoli di don Milani, gli studenti oggi anziani ma che sono gli eterni ragazzi di don Milani.E poi il Papa proprio accanto alla canonica, anche qui, in un prato terrà un discorso commemorativo, saranno presenti circa 200 persone. E’ un luogo di pace questo di Barbiana, dove le persone che arrivano hanno veramente un contatto con quello che lo Spirito ha fatto in tutti questi anni.

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Sinodo del 2018 su giovani, fede e discernimento vocazionale

Una Congregazione generale del Sinodo sulla famiglia - OSS_ROM

Una Congregazione generale del Sinodo sulla famiglia - OSS_ROM

Papa Francesco, dopo aver consultato, come è consuetudine, le Conferenze Episcopali, le Chiese Orientali Cattoliche sui iuris e l’Unione dei Superiori Generali, nonché aver ascoltato i suggerimenti dei Padri della scorsa Assemblea sinodale e il parere del XIV Consiglio Ordinario, ha stabilito che nell’ottobre del 2018 si terrà la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Il tema – riferisce una nota - è “espressione della sollecitudine pastorale della Chiesa verso i giovani” ed “è in continuità con quanto emerso dalle recenti Assemblee sinodali sulla famiglia e con i contenuti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Esso intende accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all'incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all'edificazione della Chiesa e della società”.

LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI GIOVANI IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL DOCUMENTO PREPARATORIO ... scarica lettera

scarica il documento preparatorio

 

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se volete potrete leggere o scaricare l'intero documento:

 “Amoris laetitia”

Cari amici,

vi inviamo il link sul quale potete trovare la sintesi dell’Esortazione Apostolica Postsinodale del Santo Padre Francesco “Amoris laetitia”, sull’amore nella famiglia.

E’ un primo agile approccio prima di addentrarsi nel documento vero e proprio.

Un saluto cordiale,

 Presentazione dell'Esortazione Amoris laetitia di Papa Francesco

 08/04/2016 07:30

C’è grande attesa per la presentazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale del Papa “Amoris  laetitia”, sull’amore nella famiglia. Il testo redatto da Papa Francesco al termine dei due Sinodi sulla Famiglia del 2014 e del 2015 sarà presentato oggi nella Sala Stampa Vaticana. Sul percorso che ha portato a questo importante documento ascoltiamo il servizio di Paolo Ondarza:

Due Sinodi per camminare insieme
Camminare insieme: il significato del termine sinodo rende davvero bene l’idea di ciò che è stato il lungo, esaltante, a tratti faticoso, itinerario che ha portato alla stesura dell’esortazione Amoris Laetitia. Non uno, ma due i Sinodi voluti dal Papa attorno alla famiglia, “luce nel buio del mondo”. Il primo, straordinario, svoltosi in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014 attorno a “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, il secondo, ordinario, un anno dopo, dal 4 al 25 ottobre 2015 su “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”: in tutto 5 settimane che hanno coinvolti oltre a vescovi e sacerdoti, religiosi e religiose, e coppie di sposi in qualità di esperti o uditori.

Parresìa
Precedute da questionari diffusi nelle parrocchie delle diocesi di tutto il mondo, entrambe le assemblee dei vescovi sono state espressione della sollecitudine della Chiesa nei confronti della famiglia e del sacramento del matrimonio, la cui verità fondamentale di unione indissolubile tra uomo e donna – ha detto il Santo Padre – non è mai stata posta in dubbio. Da subito Francesco ha chiesto ai Padri, provenienti da ogni continente, di parlare con 'parresia' e di guardare alle mutate condizioni culturali di una società in continuo cambiamento con “zelo pastorale”.

Famiglie ferite
Se l’attenzione mediatica è stata eccessivamente rivolta alla comunione per i divorziati risposati, il tema è stato effettivamente oggetto di vivace dibattito, tanto che i paragrafi più discussi dell’ultima Relazione Finale sono stati quelli relativi  alle “situazioni difficili” e “famiglie ferite” per le quali la parola chiave è stata “discernimento”. Ma lo sguardo del sinodo ha abbracciato molto di più: dalla bellezza e forza della testimonianza di tante famiglie nel mondo, alla valorizzazione della donna; dall’importanza dei nonni alla tutela dei bambini e dei malati; dalle minacce del fanatismo, dell’individualismo, e del gender, alla precarietà lavorativa. Dalla tutela della vita, dal concepimento alla morte naturale; dal dramma dei migranti e dei profughi, alla richiesta ai governi di politiche familiari. L’assise ha inoltre ribadito l’invito del Catechismo a non discriminare le persone omosessuali specificando che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna. Inoltre i temi legati alla pastorale: l’accompagnamento dei fidanzati, l’esigenza di un linguaggio rinnovato per l’annuncio del Vangelo, la Chiesa come comunità di famiglie.

Il Vangelo non è pietra morta da scagliare contro gli altri
Non tutte le sfide hanno trovato una soluzione – ha rilevato il Papa – ma esse sono state poste sotto la luce della fede, “affrontate senza paura, senza nascondere la testa sotto la sabbia”. Il Sinodo, insomma, è stato prova della vivacità della Chiesa Cattolica che – ha detto  Francesco – “non ha paura di sporcarsi le mani discutendo animatamente”. Questo significa aver camminato insieme, secondo il Santo Padre:

“Significa aver testimoniato a tutti che il Vangelo rimane per la Chiesa la fonte viva, di eterna novità, contro chi vuole indottrinarlo in pietre morte, da scagliare contro gli altri. Significa anche aver spogliato i cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”.

Dio non desidera altro che tutti gli uomini siano salvati
I Sinodi si sono posti in continuità con il Giubileo della misericordia:

“Senza mai cadere nel pericolo del relativismo, abbiamo cercato di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio, che supera i nostri calcoli umani, e che non desidera altro che tutti gli uomini siano salvati”.

Vero difensore della dottrina non è chi difende la lettera, ma lo spirito
Tante le tentazioni lungo questo cammino attorno al  rapporto tra dottrina e pastorale. Il Papa ha citato quella dei  tradizionalisti, cioè di “volersi chiudere dentro la lettera, dentro la legge, senza farsi sorprendere da Dio”, ma anche quella dei progressisti e liberalisti, “che in nome di una misericordia ingannatrice, fasciano le ferite senza prima curarle”:

“L’esperienza del Sinodo ci ha fatto anche capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera, ma lo spirito; non le idee, ma l’uomo; non le formule, ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono. Ciò non significa in alcun modo diminuire l’importanza delle formule – sono necessarie – l’importanza delle Leggi e dei Comandamenti divini; ma esaltare la grandezza del vero Dio, che non ci tratta secondo i nostri meriti, ma unicamente secondo la generosità illimitata della sua misericordia”.

Chiesa ha le porte spalancate 
I Sinodi sulla famiglia sono stati espressione di una Chiesa che, per usare ancora le parole del Papa, “non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare le persone”, ma si rimbocca le maniche per versare l’olio sulle ferite degli uomini e indicare loro la Verità:

“Questa è la Chiesa: la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani. La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti, e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti”.

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Esercizi spirituali 2016: Maria ricorda che la fede o è gioia o non è

Dio è sempre vicino all’uomo, di una prossimità “domestica”, accanto ai suoi bisogni quotidiani. Questa è stata l’esperienza di Maria nei suoi 30 anni a Nazareth, “senza clamori” né “visioni”. Lo ha ricordato padre Ermes Ronchi nell’ultima meditazione degli esercizi spirituali predicati a Papa Francesco e alla Curia Romana, terminati in mattinata ad Ariccia. La riflessione del predicatore è stata incentrata sul brano evangelico dell’Annunciazione. Il servizio di Alessandro De Carolis:

“Un giorno qualunque, in un luogo qualunque, una giovane donna qualunque”. La scena di un evento “colossale”, l’angelo che visita Maria a Nazareth, avviene in un contesto di normalità disarmante. Perché è la semplicità la cifra di Dio.

“Dio è in cucina”
Per la meditazione conclusiva degli esercizi spirituali padre Ermes Ronchi propone al Papa e alla Curia un viaggio dentro i versetti dell’Annunciazione, l’evento che, nota il predicatore, “accade nel quotidiano, senza testimoni, lontano dalle luci e le emozioni del tempio”. “Il primo annuncio di grazia del Vangelo è consegnato nella normalità di una casa”, ovvero – dice padre Ronchi – nel luogo dove ognuno è se stesso. Ed è lì che “Dio ti sfiora e ti tocca”:

“Santa Teresa d’Avila ne ‘Il Libro delle Fondazioni’ (…) ha scritto per le sue monache una lettera tra cui queste parole: sorelle ricordatevi, Dio va fra le pentole, in cucina. Ma come, il Signore dell’universo che si muove nella cucina del monastero, fra brocche, pentole, stoviglie, casseruole e tegami (...) Dio in cucina, significa portare Dio in un territorio di prossimità (...) Se non lo senti domestico, cioè dentro le cose più semplici, non hai ancora trovato il Dio della vita. Sei ancora alla rappresentazione razionale del Dio della religione”.

Promessa di felicità
A Maria guardiamo, afferma il predicatore, proprio “per tentare di ricucire lo strappo più drammatico della nostra fede”: il “Dio della religione” che "si è separato dal Dio della vita”. La donna di Nazareth, prosegue, “come donna di casa, ci lancia una sfida enorme: passare da una spiritualità che si fonda sulla logica dello straordinario ad una mistica del quotidiano”. E in questo quotidiano il sentimento prevalente è la gioia. Lo sono le prime parole dell’Annunciazione: “Rallegrati Maria”. Perché quando Dio si avvicina “porta una promessa di felicità":

“A noi che siamo ammantati di gravità e di pesantezze, ammantati di responsabilità anche, Maria ricorda che la fede o è gioiosa fiducia o non è (...) Maria entra in scena come una profezia di felicità per la nostra vita, come una benedizione di speranza, consolante, che scende sul nostro male di vivere, sulle solitudini patite, sulle tenerezze negate, sulla violenza che ci insidia ma che non vincerà, perché la bellezza è più forte del drago della violenza, assicura l’Apocalisse. E l’angelo con questa prima parola dice che c’è una felicità nel credere, un ‘piacere’ di credere”.

All’opera nelle nostre case
Maria poi, indica padre Ronchi, “entra in scena come una donna che crede nell’amore”. “L’Angelo – si legge nel Vangelo – fu mandato a una vergine, promessa sposa di un uomo chiamato Giuseppe”. Secondo l’evangelista Luca, rileva il predicatore, l’annunciazione è fatta a Maria, secondo Matteo invece a Giuseppe:

“Ma se sovrapponiamo i due Vangeli vediamo con gioia che l’annuncio è fatto alla coppia, allo sposo e alla sposa insieme, al giusto e alla vergine innamorati (...) E Dio è all’opera nelle nostre relazioni, parla dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nel dramma, nella crisi, nei dubbi, negli slanci (…) Ecco che Dio non ruba spazio alla famiglia, non invade, non ferisce, non sottrae, cerca un sì plurale, che diventa creativo perché è la somma di due cuori, la somma di molti sogni e moltissimo lavoro paziente”.

Fede granitica o fragile, purché autentica
Infine, Maria sa chiedere a Dio, chiede come potrà accadere ciò che le è stato prospettato. “Avere perplessità, porre domande è un modo per stare davanti al Signore con tutta la dignità umana”, sostiene padre Ronchi. “Accetto il mistero, ma al contempo uso tutta la mia intelligenza. Dico quali sono le mie strade e poi accetto strade al di sopra di me”:

“Da nessuna parte è detto che la fede granitica sia meglio della fede piccola intrecciata a domande. Basta che sia autentica (…), quella che nella sua piccolezza ha ancora più bisogno di Dio. E infatti quello che mi dà speranza è vedere come nel popolo di Dio continuano a crescere le domande, nessuno si accontenta più di risposte… di parole già sentite, di risposte da prontuario, vogliono capire, andare più a fondo, vogliono fare propria la fede. Un tempo quando tutti tacevano davanti al sacerdote era un tempo di maggior fede? Credo sia vero il contrario e se questo è più faticoso per noi, è anche un alleluia, un finalmente”.

Il pensiero conclusivo è sulla maternità di Dio. “Senza il corpo di Maria il Vangelo perde corpo”, è la considerazione finale di padre Ronchi. E tutti i cristiani “sono chiamati a essere madri di Dio, perché Dio ha sempre bisogno di venire al mondo”.

 

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Dal Vaticano, 24 gennaio 2016

Francesco

 I venerdì della Misericordia di Papa Francesco

  

 

 

20160115070743

Papa Francesco dopo aver aperto la Porta Santa all’Ostello Don luigi Di Liegro a Termini, continua a dare testimonianza dei segni concreti della Misericordia. Oggi a sorpresa, alle 16:00, ha varcato la porta della casa di riposo Bruno Buozzi nel quartiere popolare di Torrespaccata per fare visita alle circa 30 persone anziane ospiti della casa. Questa visita improvvisa ha colto tutti di sorpresa e ha fatto comprendere quanto importanti siano le parole di Papa Francesco contro la “cultura dello scarto” e il grande valore che le persone anziane e i nonni possiedono nella Chiesa e nella società. Il Papa si è poi recato a Casa Iride, unico centro in Europa dove, in una struttura non ospedaliera, sono ospiti 7 Persone in stato vegetativo assistite dai loro famigliari. Anche questo segno così profondamente umano di Papa Francesco testimonia il grande valore della vita umana e della dignità con la quale deve essere sempre rispettata.

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 Il Papa in Africa: "Basta con la corruzione, anche in Vaticano"

27/11/2015  Visita alla baraccopoli e incontro con i giovani. Papa Francesco lascia il Kenya per l'Uganda: "La persona vale più del denaro anche se non è quotata in borsa".

 di Annachiara Valle - da Famiglia Cristiana

Un omaggio alle mamme coraggiose delle bidonville, donne che «lottano eroicamente per proteggere i loro figli e figlie dai pericoli nel contesto di indifferenza e ostilità, di cui soffrono i quartieri popolari». Nello slum di Kangemi, uno dei più poveri di Nairobi  papa Francesco spiega che la situazione si «aggrava quando la violenza si diffonde e le organizzazioni criminali, al servizio di interessi economici o politici, utilizzano i bambini e i giovani come carne da cannone per i loro affari insanguinati». Il Papa ha ricordato che la vita umana vale più del denaro e ha  chiesto di pregare, lavorare e impegnarsi «perché ogni famiglia abbia una casa decente, abbia accesso all'acqua potabile, abbia un bagno, abbia energia sicura per illuminare, per cucinare, per migliorare le proprie abitazioni... perché ogni quartiere abbia strade, piazze, scuole, ospedali, spazi sportivi, ricreativi e artistici; perché i servizi essenziali arrivino ad ognuno di voi; perché siano ascoltati i vostri appelli e il vostro grido che chiede opportunità; perché tutti possiate godere della pace e della sicurezza che meritate secondo la vostra infinita dignità umana».

Il Papa ha aggiunto che il debito sociale e il debito ambientale con i poveri si paga «concretizzando il sacro diritto alla terra, alla casa e al lavoro le tre 't': tierra, techo, trabajo, terra, casa e lavoro. Non è filantropia è un dovere di tutti». E poi nell’incontro con i giovani, dopo aver lasciato a Kangemi una offerta in denaro, ha chiesto di pregare Dio perché dia la forza di superare il tribalismo. Anche con loro ha parlato ancora della protezione del creato benedicendo le piantine che i ragazzi si sono impegnati a piantare per la salvaguardia dell’ambiente.

Nello stadio stracolmo il Papa è tornato a parlare anche di corruzione. Parlando a braccio ha sottolineato: «anche in Vaticano ci sono casi di corruzione. Ci entra dentro come lo zucchero, è dolce, ci piace, è facile. E poi finiamo male, facciamo una brutta fine. Finiamo diabetici o il nostro paese finisce per ammalarsi. Ogni volta che accettiamo una tangente, distruggiamo il nostro cuore, la nostra personalità e la nostra patria. Per favore, non prendete gusto a questo zucchero che si chiama corruzione».

 

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Il Papa, Santa Marta e il Web

chi volesse leggerle può "cliccare qui"

29/05/2013  (da "Famiglia Cristiana") Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, risponde con una nota a chi chiede che le messe del Papa in Santa Marta siano trasmesse i diretta sul web.

Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha diffuso la seguente nota in merito alla questione proposta da Famigliacristiana.it ieri con l'articolo intitolato "Santa Marta ore 7: parla il Papa". Nell'articolo si proponeva di trasmettere in diretta e in forma integrale sul Web il "mini-magistero" che papa Francesco svolge ogni mattina appunto durante la celebrazione eucaristica in Santa Marta. A questo è appunto dedicata la nota di padre Lombaradi che qui pubblichiamo.


"Il grandissimo interesse suscitato dalle brevi omelie del Papa nel corso delle messe celebrate al mattino nella cappella della Casa Santa Marta fa sì che si sia posta e si continui a porre spesso, da diverse parti, la domanda sulla possibilità di accedere a tale celebrazione o a tale omelia in modo completo e non solo tramite le sintesi pubblicate ogni giorno da Radio Vaticana e Osservatore Romano.

La domanda è comprensibile ed è stata più volte presa in considerazione e fatta oggetto di una riflessione approfondita, e merita una risposta chiara. Anzitutto, è necessario tener conto del carattere che il Santo Padre stesso attribuisce alla celebrazione mattutina della Messa a Santa Marta. Si tratta di una Messa con la presenza di un gruppo non piccolo di fedeli (in genere oltre cinquanta persone), ma a cui il Papa intende conservare un carattere di familiarità. Per questo, nonostante le richieste pervenute, egli ha esplicitamente desiderato che non venga trasmessa in diretta video o audio.

Quanto alle omelie, non sono pronunciate sulla base di un testo scritto, ma spontaneamente, in lingua italiana, lingua che il Papa possiede molto bene, ma non è la sua lingua materna. Una pubblicazione “integrale” comporterebbe quindi necessariamente una trascrizione e una ristesura del testo in vari punti, dato che la forma scritta è differente da quella orale, che in questo caso è la forma originaria scelta intenzionalmente dal Santo Padre. Insomma, occorrerebbe una revisione del Santo Padre stesso, ma il risultato sarebbe chiaramente “un’altra cosa”, che non è quella che il Santo Padre intende fare ogni mattina.

Dopo attenta riflessione si è quindi considerato che il modo migliore per rendere accessibile a un largo pubblico la ricchezza delle omelie del Papa senza alterarne la natura è quello di pubblicarne un’ampia sintesi, ricca anche di frasi originali virgolettate che riflettano il sapore genuino delle espressioni del Papa. E’ quanto s’impegna a fare l’Osservatore Romano ogni giorno, mentre la Radio Vaticana, in base alla sua natura caratteristica, offre una sintesi più breve, ma corredata anche da alcuni brani dell’audio originale registrato, e il CTV offre una videoclip corrispondente a uno degli inserti audio pubblicati dalla Radio Vaticana.

Bisogna insistere sul fatto che, nell’insieme dell’attività del Papa, va conservata con cura la differenza fra le diverse situazioni e celebrazioni, come pure il diverso livello di impegno dei suoi pronunciamenti. Così, in occasione delle celebrazioni o attività pubbliche del Papa, trasmesse in diretta televisiva e radiofonica, le omelie o i discorsi vengono trascritti e pubblicati integralmente. In occasione di celebrazioni più familiari e private occorre rispettare il carattere specifico della situazione, della spontaneità e della familiarità delle espressioni del Santo Padre.

La soluzione prescelta rispetta quindi anzitutto la volontà del Papa e la natura della celebrazione mattutina, e allo stesso tempo permette a un largo pubblico di accedere ai messaggi principali che il Santo Padre offre ai fedeli anche in tale circostanza".

Il Papa celebra la Messa in Casa Santa Marta.
Il Papa celebra la Messa in Casa Santa Marta.

L'articolo di Famigliacristiana.it

 

Il “mini-magistero” di papa Francesco va in scena tutte le mattine nella cappella del Convitto (così lo chiama Bergoglio) di Santa Marta. Ma è un magistero per pochi, solo per gli ospiti del Convitto e per gli “invitati” che ogni giorno vengono chiamati e ammessi alla messa di papa Francesco. Nell’era del social network, della tivù on-demand che appare su ogni piattaforma digitale, la messa di Santa Marta è affare esclusivo.

I giornalisti aspettano il resoconto della Radio Vaticana che appare sul sito web attorno alle 11 del mattino e poi quello dell’Osservatore Romano, che viene inviato via mail agli accreditati intorno alle 16 del pomeriggio. E’ vero che la trascrizione ufficiale delle omelie di papa Francesco, pronunciate in italiano con qualche parola in spagnolo, una sorta di lingua meticcia, richiede qualche tempo e forse la revisione dello stesso Pontefice. Eppure queste omelie e queste celebrazioni sono l’aspetto più innovativo del pontificato di Francesco.

Basta poco per mettere a disposizione dei fedeli il “mini-magistero” di papa Bergoglio. E’ sufficiente una piccola telecamera collegata in streaming al sito del web della Santa Sede. Insomma un link alla messa di papa Francesco e così tutti dal proprio smartphone, dal proprio computer e anche dalla televisione di casa potrebbero collegarsi alla mattina e seguire la messa del papa. Lo si può fare in treno, in metropolitana, il segnale audio digitale può essere rilanciato da centinaia di radio del mondo e quello video dalle tivù.

Ci sono migliaia di siti cattolici, centinaia di televisioni e radio in tutto il pianeta, facebook e twitter pronti a rilanciare le parole semplici e al tempo stesso profonde di papa Francesco.Sarebbe un bel segnale al mondo e alla intera Chiesa rendere pubblica, copyfree, la messa mattutina del papa.

E’ Bergoglio a spiegare la sua è una “Messa pubblica”. Lo scrive in  una lettera al parroco argentino Enrique “Quique” Rodriguez, un sacerdote suo amico, che lavora nella città di La Roioja. La pubblica oggi il quotidiano di Buenos Aires El Clarin. Gli spiega che cerca “di conservare lo stesso modo di essere e di agire che avevo a Buenos Aires, poiché se alla mia età cambiasse è certo che sarei ridicolo”.

Poi aggiunge: “Non ho voluto andare a vivere nel palazzo Apostolico. Vado là solo a lavorare e per le udienze. Sono rimasto a vivere presso la Casa Santa Marta, che un convitto (dove siamo stati ospiti durante il Conclave), che ospita vescovi, sacerdoti e laici. Sono visibile alla gente, faccio vita normale: Messa pubblica al mattino, mangio alla mensa con tutti,ecc. Tutto ciò mi fa molto bene e mi evita di restare isolato”. 

 

Alberto Bobbio

 


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