Documenti Ufficiali

 

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO
NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

(3-5 FEBBRAIO 2019)

DOCUMENTO SULLA

FRATELLANZA UMANA

PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE

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PREFAZIONE

La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere.

Partendo da questo valore trascendente, in diversi incontri dominati da un’atmosfera di fratellanza e amicizia, abbiamo condiviso le gioie, le tristezze e i problemi del mondo contemporaneo, al livello del progresso scientifico e tecnico, delle conquiste terapeutiche, dell’era digitale, dei mass media, delle comunicazioni; al livello della povertà, delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo, a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze, del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi.

Da questi fraterni e sinceri confronti, che abbiamo avuto, e dall’incontro pieno di speranza in un futuro luminoso per tutti gli esseri umani, è nata l’idea di questo »Documento sulla Fratellanza Umana « . Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli.

 

DOCUMENTO

In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace.

In nome dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chiunque ne salva una è come se avesse salvato l’umanità intera.

In nome dei poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati che Dio ha comandato di soccorrere come un dovere richiesto a tutti gli uomini e in particolar modo a ogni uomo facoltoso e benestante.

In nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna.

In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre.

In nome della» fratellanza umana «che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali.

In nome di questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini.

In nome della libertà, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani, creandoli liberi e distinguendoli con essa.

In nome della giustizia e della misericordia, fondamenti della prosperità e cardini della fede.

In nome di tutte le persone di buona volontà, presenti in ogni angolo della terra.

In nome di Dio e di tutto questo, Al-Azhar al-Sharif – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio.

Noi – credenti in Dio, nell’incontro finale con Lui e nel Suo Giudizio –, partendo dalla nostra responsabilità religiosa e morale, e attraverso questo Documento, chiediamo a noi stessi e ai Leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di sangue innocente, e di porre fine alle guerre, ai conflitti, al degrado ambientale e al declino culturale e morale che il mondo attualmente vive.

Ci rivolgiamo agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura in ogni parte del mondo, affinché riscoprano i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di diffonderli ovunque.

Questa Dichiarazione, partendo da una riflessione profonda sulla nostra realtà contemporanea, apprezzando i suoi successi e vivendo i suoi dolori, le sue sciagure e calamità, crede fermamente che tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti.

Noi, pur riconoscendo i passi positivi che la nostra civiltà moderna ha compiuto nei campi della scienza, della tecnologia, della medicina, dell’industria e del benessere, in particolare nei Paesi sviluppati, sottolineiamo che, insieme a tali progressi storici, grandi e apprezzati, si verifica un deterioramento dell’etica, che condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilità. Tutto ciò contribuisce a diffondere una sensazione generale di frustrazione, di solitudine e di disperazione, conducendo molti a cadere o nel vortice dell’estremismo ateo e agnostico, oppure nell’integralismo religioso, nell’estremismo e nel fondamentalismo cieco, portando così altre persone ad arrendersi a forme di dipendenza e di autodistruzione individuale e collettiva.

La storia afferma che l’estremismo religioso e nazionale e l’intolleranza hanno prodotto nel mondo, sia in Occidente sia in Oriente, ciò che potrebbe essere chiamato i segnali di una «terza guerra mondiale a pezzi», segnali che, in varie parti del mondo e in diverse condizioni tragiche, hanno iniziato a mostrare il loro volto crudele; situazioni di cui non si conosce con precisione quante vittime, vedove e orfani abbiano prodotto. Inoltre, ci sono altre zone che si preparano a diventare teatro di nuovi conflitti, dove nascono focolai di tensione e si accumulano armi e munizioni, in una situazione mondiale dominata dall’incertezza, dalla delusione e dalla paura del futuro e controllata dagli interessi economici miopi.

Affermiamo altresì che le forti crisi politiche, l’ingiustizia e la mancanza di una distribuzione equa delle risorse naturali – delle quali beneficia solo una minoranza di ricchi, a discapito della maggioranza dei popoli della terra – hanno generato, e continuano a farlo, enormi quantità di malati, di bisognosi e di morti, provocando crisi letali di cui sono vittime diversi paesi, nonostante le ricchezze naturali e le risorse delle giovani generazioni che li caratterizzano. Nei confronti di tali crisi che portano a morire di fame milioni di bambini, già ridotti a scheletri umani – a motivo della povertà e della fame –, regna un silenzio internazionale inaccettabile.

È evidente a questo proposito quanto sia essenziale la famiglia, quale nucleo fondamentale della società e dell’umanità, per dare alla luce dei figli, allevarli, educarli, fornire loro una solida morale e la protezione familiare. Attaccare l’istituzione familiare, disprezzandola o dubitando dell’importanza del suo ruolo, rappresenta uno dei mali più pericolosi della nostra epoca.

Attestiamo anche l’importanza del risveglio del senso religioso e della necessità di rianimarlo nei cuori delle nuove generazioni, tramite l’educazione sana e l’adesione ai valori morali e ai giusti insegnamenti religiosi, per fronteggiare le tendenze individualistiche, egoistiche, conflittuali, il radicalismo e l’estremismo cieco in tutte le sue forme e manifestazioni.

Il primo e più importante obiettivo delle religioni è quello di credere in Dio, di onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo. Un dono che nessuno ha il diritto di togliere, minacciare o manipolare a suo piacimento, anzi, tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte naturale. Perciò condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo.

Altresì dichiariamo – fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini per portali a compiere ciò che non ha nulla a che vedere con la verità della religione, per realizzare fini politici e economici mondani e miopi. Per questo noi chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione. Lo chiediamo per la nostra fede comune in Dio, che non ha creato gli uomini per essere uccisi o per scontrarsi tra di loro e neppure per essere torturati o umiliati nella loro vita e nella loro esistenza. Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente.

Questo Documento, in accordo con i precedenti Documenti Internazionali che hanno sottolineato l’importanza del ruolo delle religioni nella costruzione della pace mondiale, attesta quanto segue:

- La forte convinzione che i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune; a ristabilire la saggezza, la giustizia e la carità e a risvegliare il senso della religiosità tra i giovani, per difendere le nuove generazioni dal dominio del pensiero materialistico, dal pericolo delle politiche dell’avidità del guadagno smodato e dell’indifferenza, basate sulla legge della forza e non sulla forza della legge.

- La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano.

- La giustizia basata sulla misericordia è la via da percorrere per raggiungere una vita dignitosa alla quale ha diritto ogni essere umano.

- Il dialogo, la comprensione, la diffusione della cultura della tolleranza, dell’accettazione dell’altro e della convivenza tra gli esseri umani contribuirebbero notevolmente a ridurre molti problemi economici, sociali, politici e ambientali che assediano grande parte del genere umano.

- Il dialogo tra i credenti significa incontrarsi nell’enorme spazio dei valori spirituali, umani e sociali comuni, e investire ciò nella diffusione delle più alte virtù morali, sollecitate dalle religioni; significa anche evitare le inutili discussioni.

- La protezione dei luoghi di culto – templi, chiese e moschee – è un dovere garantito dalle religioni, dai valori umani, dalle leggi e dalle convenzioni internazionali. Ogni tentativo di attaccare i luoghi di culto o di minacciarli attraverso attentati o esplosioni o demolizioni è una deviazione dagli insegnamenti delle religioni, nonché una chiara violazione del diritto internazionale.

- Il terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia in Oriente che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico, terrore e pessimismo non è dovuto alla religione – anche se i terroristi la strumentalizzano – ma è dovuto alle accumulate interpretazioni errate dei testi religiosi, alle politiche di fame, di povertà, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza; per questo è necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e anche la copertura mediatica, e considerare tutto ciò come crimini internazionali che minacciano la sicurezza e la pace mondiale. Occorre condannare un tale terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni.

- Il concetto di cittadinanza si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo è necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli.

- Il rapporto tra Occidente e Oriente è un’indiscutibile reciproca necessità, che non può essere sostituita e nemmeno trascurata, affinché entrambi possano arricchirsi a vicenda della civiltà dell’altro, attraverso lo scambio e il dialogo delle culture. L’Occidente potrebbe trovare nella civiltà dell’Oriente rimedi per alcune sue malattie spirituali e religiose causate dal dominio del materialismo. E l’Oriente potrebbe trovare nella civiltà dell’Occidente tanti elementi che possono aiutarlo a salvarsi dalla debolezza, dalla divisione, dal conflitto e dal declino scientifico, tecnico e culturale. È importante prestare attenzione alle differenze religiose, culturali e storiche che sono una componente essenziale nella formazione della personalità, della cultura e della civiltà orientale; ed è importante consolidare i diritti umani generali e comuni, per contribuire a garantire una vita dignitosa per tutti gli uomini in Oriente e in Occidente, evitando l’uso della politica della doppia misura.

- È un’indispensabile necessità riconoscere il diritto della donna all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici. Inoltre, si deve lavorare per liberarla dalle pressioni storiche e sociali contrarie ai principi della propria fede e della propria dignità. È necessario anche proteggerla dallo sfruttamento sessuale e dal trattarla come merce o mezzo di piacere o di guadagno economico. Per questo si devono interrompere tutte le pratiche disumane e i costumi volgari che umiliano la dignità della donna e lavorare per modificare le leggi che impediscono alle donne di godere pienamente dei propri diritti.

- La tutela dei diritti fondamentali dei bambini a crescere in un ambiente familiare, all’alimentazione, all’educazione e all’assistenza è un dovere della famiglia e della società. Tali diritti devono essere garantiti e tutelati, affinché non manchino e non vengano negati a nessun bambino in nessuna parte del mondo. Occorre condannare qualsiasi pratica che violi la dignità dei bambini o i loro diritti. È altresì importante vigilare contro i pericoli a cui essi sono esposti – specialmente nell’ambiente digitale – e considerare come crimine il traffico della loro innocenza e qualsiasi violazione della loro infanzia.

- La protezione dei diritti degli anziani, dei deboli, dei disabili e degli oppressi è un’esigenza religiosa e sociale che dev’essere garantita e protetta attraverso rigorose legislazioni e l’applicazione delle convenzioni internazionali a riguardo.

A tal fine, la Chiesa Cattolica e al-Azhar, attraverso la comune cooperazione, annunciano e promettono di portare questo Documento alle Autorità, ai Leader influenti, agli uomini di religione di tutto il mondo, alle organizzazioni regionali e internazionali competenti, alle organizzazioni della società civile, alle istituzioni religiose e ai leader del pensiero; e di impegnarsi nel diffondere i principi di questa Dichiarazione a tutti i livelli regionali e internazionali, sollecitando a tradurli in politiche, decisioni, testi legislativi, programmi di studio e materiali di comunicazione.

Al-Azhar e la Chiesa Cattolica domandano che questo Documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi.

In conclusione auspichiamo che:

questa Dichiarazione sia un invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti, anzi tra i credenti e i non credenti, e tra tutte le persone di buona volontà;

sia un appello a ogni coscienza viva che ripudia la violenza aberrante e l’estremismo cieco; appello a chi ama i valori di tolleranza e di fratellanza, promossi e incoraggiati dalle religioni;

sia una testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed eleva l’animo umano;

sia un simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che si amano.

Questo è ciò che speriamo e cerchiamo di realizzare, al fine di raggiungere una pace universale di cui godano tutti gli uomini in questa vita.

Abu Dabhi, 4 febbraio 2019

 

Sua Santità
Papa Francesco   Grande Imam di Al-Azhar
Ahmad Al-Tayyeb

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CITTÀ DEL VATICANO , 17 maggio, 2018 / 1:00 AM (ACI Stampa).

“Senza un’adeguata visione dell’uomo non è possibile fondare né un’etica né una prassi all’altezza della sua dignità e di un bene che sia realmente comune” perché “la stessa economia, come ogni altro ambito umano, ha bisogno dell'etica per il suo corretto funzionamento; non di un'etica qualsiasi, bensì di un'etica amica della persona”.

Da questo principio parte la riflessione proposta dal documento della Congregazione per la Dottrina della Fede e del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: Oeconomicae et pecuniariae quaestiones. Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario”.

Un testo che intende dare indicazioni etiche alla finanza e alla economia di oggi che sempre più spesso si basano su “relazioni asimmetriche” su un divario tra ricchi e e poveri, tra forti e deboli che diventa ogni giorni più profondo.

Il testo punta il dito non solo sulle pratiche finanziarie evidentemente scorrette come la finanza offshore, che spesso maschera profitti provenienti da reati, ma anche le blasonate

business schools, alle quali si chiede di inserire “corsi di formazione che educhino a comprendere l’economia e la finanza alla luce di una visione dell’uomo completa, non ridotta ad alcune sue dimensioni, e di un’etica che la esprima”.

Perchè invece “laddove il mero profitto viene collocato al vertice della cultura di un’impresa finanziaria, ignorando le contemporanee esigenze del bene comune - la qual cosa oggi è segnalata come fatto assai diffuso anche in prestigiose business schools - ogni istanza etica viene di fatto percepita come estrinseca e giustapposta all’azione imprenditoriale”.

Così la gestione di fondi, i prestiti, il credito e perfino la spesa di ogni giorno possono diventare trappole per creare profitto senza alcune considerazione per la dignità umana.

Il documento cerca di offrire indicazioni per una “sanità” del sistema finanziario da cui sia espulsa ogni “tossicità”.

“Un fenomeno inaccettabile sotto il profilo etico,- si legge nel testo- non è il semplice guadagno ma l’avvalersi di un’asimmetria a proprio vantaggio per generare notevoli profitti a danno di altri”.

Ecco allora che per produrre in modo sano del valore aggiunto serve  cooperazione: “Quando l’uomo riconosce la fondamentale solidarietà che lo lega a tutti gli altri uomini, sa bene che non può trattenere solo per sé i beni di cui dispone”.

Serve “un coordinamento stabile, chiaro ed efficace, fra le varie autorità nazionali di regolazione dei mercati, con la possibilità e, a volte, anche la necessità di condividere con tempestività delle decisioni vincolanti quando ciò sia richiesto dalla messa in pericolo del bene comune.

Tali autorità di regolazione devono sempre rimanere indipendenti e vincolate alle esigenze dell’equità e del bene comune. Le comprensibili difficoltà, a tal proposito, non devono scoraggiare dalla ricerca e dall’attuazione di simili sistemi normativi, che vanno concertati fra i vari Paesi ma la cui portata deve certo essere anche sovranazionale”.

Urgente anche favorire “una cultura aziendale e finanziaria che tenga conto di tutti quei fattori che costituiscono il bene comune” mettendo al centro “la persona e la qualità delle relazioni fra le persone”.

Tra le altre proposte anche quella di creare comitati etici nelle banche e di esercitare il “ voto del portafoglio” scegliere eticamente e consapevolmente spesa e investimenti etici. Perché anche il mercato in fin dei conti ha bisogno di criteri antropologici per funzionare bene. E del resto “oggi più che mai, siamo tutti chiamati a vigilare come sentinelle della vita buona ed a renderci interpreti di un nuovo protagonismo sociale, improntando la nostra azione alla ricerca del bene comune e fondandola sui saldi principi della solidarietà e della sussidiarietà”.

Presentando il documento alla stampa il Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, l'arcivescovo Ladaria, ha speiegato che la Pastor bonus, afferma che compito proprio della Congregazione è promuovere e tutelare tutto ciò che riguarda la dottrina della fede e quella morale e "lo scopo di queste Considerazioni è affermare con chiarezza che, all’origine del diffondersi di pratiche finanziarie disoneste e predatorie, vi sono anzitutto una miopia antropologica ed una progressiva crisi dell’umano che ne sono conseguite" e  "il bene comune è sparito in molti ambienti dall’orizzonte del vivere, si è accresciuta la conflittualità delle relazioni e le disuguaglianze sono divenute più pronunciate". 

 

Gaudete et Exsultate,  (il testo integrale)

le frasi più significative della nuova esortazione

09/04/2018  Cinque capitoli, 177 paragrafi: la nuova esortazione di papa Francesco spiega la chiamata di Dio nella vita di ogni giorno, dalla famiglia al lavoro, dal rapporto tra coniugi a quello tra genitori e figli. Abbiamo scelto alcuni passaggi che segnano il percorso indicato a tutti i credenti.

"Il Signore ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un'esistenza mediocre, annacquata, incosistente" (n.1)

"Non pensiamo solo a quelli già beatificati o canonizzati. Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto. Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e donne che lavorano per portare a casa il pane, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere!" (n.7)

"La santità è il volto più bello della Chiesa. Ma anche fuori dalla Chiesa cattolica e in ambiti molto differenti lo Spirito suscita segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo". (n.9)

"Quello che vorrei ricordare con questa Esortazione è la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi, quella chiamata che rivolge anche anche a te: "Siate santi perché io sono santo". " (n.10)

"Non avere paura della Santità non ti toglierà forse vita è gioia Tutto il contrario Perché arriverai ad essere quello che il padre ha pensato quando ti ha creato e sarai  fedele al suo stesso essere" (n. 32)

"Il santo non è una persona eccentrica, distaccata che si rende insopportabile per la sua vanità, la sua negatività ,i suoi risentimenti. Accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci siano problemi questo è santità" (nn. 93-94)

"Se cerchiamo la santità che è gradita agli occhi di Dio troviamo nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo una regola di comportamento in base alla quale saremo giudicati: " ho avuto fame e mi avete dato da mangiare ho avuto sete e mi avete dato da bere ero straniero e mi avete accolto nudo e mi avete vestito malato e mi avete visitato ero in carcere e siete venuti a trovarmi"" (n. 95).

"Il Santo è capace di vivere con gioia e senso dell'umorismo senza perdere il realismo illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza" (n. 122)

"Il malumore non è un segno di santità: 'caccia la malinconia dal tuo cuore' (n.126)

(da "Famiglia Cristiana" di Alberto Chiara)

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Il Papa a Regina Coeli: ogni pena sia aperta alla speranza (29 marzo 2018)

 

Francesco celebra la Messa in Coena Domini con i detenuti del carcere romano di Regina Coeli. Li assicura della sua vicinanza e chiede che mantengano sempre la speranza. E dice: oggi sono ambasciatore di Gesù tra voi per fare ciò che Lui ci ha insegnato

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Il Papa e i detenuti il Giovedì Santo: per la quarta volta Francesco celebra la Messa in Coena Domini con i carcerati. Quest’anno la Casa di reclusione è il Regina Coeli di Roma.
“Io ho dato un esempio a voi, perché voi facciate quello che io ho fatto a voi” ricorda Francesco all’inizio della sua omelia e quel gesto del lavare i piedi compiuto da Gesù, il Papa lo ripete scegliendo gli ultimi.

L'incontro con i detenuti

Alle 15.45 di oggi Francesco aveva lasciato Santa Marta per recarsi nel carcere romano. Al suo arrivo il primo incontro con i detenuti ammalati in infermeria. Subito dopo la celebrazione della Messa che apre il Triduo Pasquale, con il rito della lavanda dei piedi a 12 detenuti. Sette i Paesi da cui provengono: 4 sono italiani, 2 filippini, 2 marocchini, 1 moldavo, 1 colombiano, 1 nigeriano e 1 della Sierra Leone. Tra loro ci sono otto cattolici, un ortodosso, due musulmani e un buddista.

Chi comanda deve servire

“Lavare i piedi. I piedi, in quel tempo, erano lavati dagli schiavi”, dice il Papa all’omelia. Era “un servizio fatto da schiavi. E Gesù volle fare questo servizio, per darci un esempio di come noi dobbiamo servirci gli uni gli altri”. E rievoca il racconto del Vangelo dei due discepoli che avevano chiesto a Gesù di occupare dei posti importanti, uno alla sua destra e l’altro alla sinistra. E Gesù, guardandoli con amore, ha ricordato che i capi della Nazioni amano comandare e farsi servire, ma che fra loro non doveva essere lo stesso:

Chi comanda deve servire – continua Francesco -  Il capo vostro deve essere il vostro servitore. Capovolge: Gesù capovolge l’abitudine storica, culturale di quell’epoca – anche questa di oggi … “

Francesco: nella Messa in Coena Domini la lavanda dei piedi a dodici detenuti
 

Allo scartato Gesù dice: tu per me sei importante

Quante guerre, quante uccisioni sarebbero state evitate - esclama il Papa - se i re e i capi di Stato avessero tenuto presente questo. E, come ci sono persone superbe, così ci sono tanti che soffrono, che sono scartati dalla società e che però si sentono dire da Gesù: “Tu sei importante per me”. E un segno di questo - prosegue - è che oggi Gesù ha scelto di venire a servire qui 12 di voi.

Gesù rischia perchè ci ama

Ponzio Pilato si era lavato le mani, ma Gesù non sa farlo - ricorda Francesco ai detenuti – lui rischia perché ci ama:

Oggi io sono peccatore come voi, ma rappresentò Gesù, oggi: sono ambasciatore di Gesù. Oggi, quando io mi inchino davanti a ognuno di voi, pensate: “Gesù ha rischiato in quest’uomo, un peccatore, per venire da me e dirmi che mi ama”. Questo è il servizio, questo è Gesù: non ci abbandona mai; non si stanca mai di perdonarci. Ci ama tanto. Guardate come rischia, Gesù..

La grazia della pace per tutti

Altre parole il Papa le improvvisa al momento dello scambio della pace. “E’ facile – dice - essere in pace con tanti a cui vogliamo bene, ma non è facile essere in pace con quelli che ci hanno fatto torto, che non ci vogliono bene. (…) Chiediamo al Signore la grazia di darci a tutti, buoni e cattivi, il dono della pace".

Nessuna pena sia senza speranza

E poi, terminata la Messa, dopo il saluto e il grazie di un detenuto a nome di tutti i suoi compagni, Francesco riprende ancora la parola e dice: “Ci sono le difficoltà nella vita, le cose brutte, la tristezza (...) Ma non lasciarsi andare giù: no, no. "  E raccomanda loro di tenere viva la speranza di una vita nuova e di aiutare a seminarla:

Ogni pena dev’essere aperta all’orizzonte della speranza. Per questo, non è né umana né cristiana la pena di morte. Ogni pena dev’essere aperta alla speranza, al reinserimento, anche per dare l’esperienza vissuta per il bene delle altre persone. Acqua di resurrezione, sguardo nuovo, speranza … questo vi auguro

Un dono visibile del Papa ai carcerati

Prima di rientrare in Vaticano, il Papa ha voluto incontrare ancora alcuni detenuti della VIII Sezione, quelli cioè in regime di isolamento e a ricordo di questa visita, il Papa ha lasciato in dono l’altare su cui ha celebrato la Messa. Si tratta di un’opera, in bronzo, dello scultore Fiorenzo Bacci, di Porcia (Pordenone), realizzata in occasione del suo 50.mo di matrimonio e che aveva donato a Francesco all’Udienza generale del 12 novembre 2016.

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MESSAGGIO URBI ET ORBI
DEL SANTO PADRE FRANCESCO

NATALE 2017

Loggia Centrale della Basilica Vaticana
Lunedì, 25 dicembre 2017

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Cari fratelli e sorelle, buon Natale!

A Betlemme, dalla Vergine Maria, è nato Gesù. Non è nato per volontà umana, ma per il dono d’amore di Dio Padre, che «ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Questo evento si rinnova oggi nella Chiesa, pellegrina nel tempo: la fede del popolo cristiano rivive nella liturgia del Natale il mistero di Dio che viene, che assume la nostra carne mortale, che si fa piccolo e povero per salvarci. E questo ci riempie di commozione, perché troppo grande è la tenerezza del nostro Padre.

I primi a vedere la gloria umile del Salvatore, dopo Maria e Giuseppe, furono i pastori di Betlemme. Riconobbero il segno annunciato loro dagli angeli e adorarono il Bambino. Quegli uomini umili ma vigilanti sono esempio per i credenti di ogni tempo che, di fronte al mistero di Gesù, non si scandalizzano della sua povertà, ma, come Maria, si fidano della parola di Dio e contemplano con occhi semplici la sua gloria. Davanti al mistero del Verbo fatto carne, i cristiani di ogni luogo confessano, con le parole dell’evangelista Giovanni: «Abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (1,14).

Oggi, mentre sul mondo soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale, il Natale ci richiama al segno del Bambino, e a riconoscerlo nei volti dei bambini, specialmente di quelli per i quali, come per Gesù, «non c’è posto nell’alloggio» (Lc 2,7).

Vediamo Gesù nei bambini del Medio Oriente, che continuano a soffrire per l’acuirsi delle tensioni tra Israeliani e Palestinesi. In questo giorno di festa invochiamo dal Signore la pace per Gerusalemme e per tutta la Terra Santa; preghiamo perché tra le parti prevalga la volontà di riprendere il dialogo e si possa finalmente giungere a una soluzione negoziata che consenta la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini concordati tra loro e internazionalmente riconosciuti. Il Signore sostenga anche lo sforzo di quanti nella Comunità internazionale sono animati dalla buona volontà di aiutare quella martoriata terra a trovare, nonostante i gravi ostacoli, la concordia, la giustizia e la sicurezza che da lungo tempo attende.

Vediamo Gesù nei volti dei bambini siriani, ancora segnati dalla guerra che ha insanguinato il Paese in questi anni. Possa l’amata Siria ritrovare finalmente il rispetto della dignità di ogni persona, attraverso un comune impegno a ricostruire il tessuto sociale indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa. Vediamo Gesù nei bambini dell’Iraq, ancora ferito e diviso dalle ostilità che lo hanno interessato negli ultimi quindici anni, e nei bambini dello Yemen, dove è in corso un conflitto in gran parte dimenticato, con profonde implicazioni umanitarie sulla popolazione che subisce la fame e il diffondersi di malattie.

Vediamo Gesù nei bambini dell’Africa, soprattutto in quelli che soffrono in Sud Sudan, in Somalia, in Burundi, nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centroafricana e in Nigeria.

Vediamo Gesù nei bambini di tutto il mondo dove la pace e la sicurezza sono minacciate dal pericolo di tensioni e nuovi conflitti. Preghiamo che nella penisola coreana si possano superare le contrapposizioni e accrescere la fiducia reciproca nell’interesse del mondo intero. A Gesù Bambino affidiamo il Venezuela perché possa riprendere un confronto sereno tra le diverse componenti sociali a beneficio di tutto l’amato popolo venezuelano. Vediamo Gesù nei bambini che, insieme alle loro famiglie, patiscono le violenze del conflitto in Ucraina e le sue gravi ripercussioni umanitarie e preghiamo perché il Signore conceda al più presto la pace a quel caro Paese.

Vediamo Gesù nei bambini i cui genitori non hanno un lavoro e faticano a offrire ai figli un avvenire sicuro e sereno. E in quelli a cui è stata rubata l’infanzia, obbligati a lavorare fin da piccoli o arruolati come soldati da mercenari senza scrupoli.

Vediamo Gesù nei molti bambini costretti a lasciare i propri Paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facile preda dei trafficanti di esseri umani. Attraverso i loro occhi vediamo il dramma di tanti migranti forzati che mettono a rischio perfino la vita per affrontare viaggi estenuanti che talvolta finiscono in tragedia. Rivedo Gesù nei bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Myanmar e Bangladesh, e auspico che la Comunità internazionale non cessi di adoperarsi perché la dignità delle minoranze presenti nella Regione sia adeguatamente tutelata. Gesù conosce bene il dolore di non essere accolto e la fatica di non avere un luogo dove poter poggiare il capo. Il nostro cuore non sia chiuso come lo furono le case di Betlemme.

Cari fratelli e sorelle,

anche a noi è indicato il segno del Natale: «un bambino avvolto in fasce...» (Lc 2,12). Come la Vergine Maria e san Giuseppe, come i pastori di Betlemme, accogliamo nel Bambino Gesù l’amore di Dio fatto uomo per noi, e impegniamoci, con la sua grazia, a rendere il nostro mondo più umano, più degno dei bambini di oggi e di domani.


A voi, cari fratelli e sorelle, giunti da ogni parte del mondo in questa Piazza, e a quanti da diversi Paesi siete collegati attraverso la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, rivolgo il mio cordiale augurio.

La nascita di Cristo Salvatore rinnovi i cuori, susciti il desiderio di costruire un futuro più fraterno e solidale, porti a tutti gioia e speranza. Buon Natale!

LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI MOTU PROPRIO DI PAPA FRANCESCO
 

SUMMA FAMILIAE CURA

È datata 8 settembre 2017, ma è stata pubblicata oggi la Lettera Apostolica Summa Familiae Cura di Papa Francesco in forma di Motu Proprio, con la quale si istituisce il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, che, legato alla Pontificia Università Lateranense, succede - sostituendolo e facendolo in tal modo cessare - al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia stabilito a sua volta dalla Costituzione apostolica Magnum Matrimonii sacramentum del 7 ottobre 1982.

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Papa: non restare inerti a grido dei poveri, 19 novembre I Giornata Mondiale

Papa Francesco con un gruppo di senza dimora - REUTERS

Papa Francesco con un gruppo di senza dimora - REUTERS

13/06/2017 11:50
 
 
“Siamo chiamati a tendere la mano ai poveri”, di fronte all’estendersi “della povertà a grandi settori della società”, “non si può restare inerti e tanto meno rassegnati”. Il Papa tocca questi temi nel messaggio per la I Giornata Mondiale dei poveri che si terrà il 19 novembre. Quel giorno, dopo la Messa a san Pietro, Francesco pranzerà con 500 poveri. La presentazione oggi in sala stampa. Alessandro Guarasci:

  La questione povertà deve diventare centrale, anche e soprattutto per i cristiani. Il Papa infatti, nel messaggio, scrive che “se vogliamo incontrare realmente Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri, come riscontro della comunione sacramentale ricevuta nell’Eucaristia”. Insomma, l’aiuto non può essere occasionale.

Per il vero sviluppo ascoltare i poveri
Francesco mette in luce che “se desideriamo offrire il nostro contributo efficace per il cambiamento della storia, generando vero sviluppo, è necessario che ascoltiamo il grido dei poveri e ci impegniamo a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione. Nello stesso tempo, ai poveri che vivono nelle nostre città e nelle nostre comunità ricordo di non perdere il senso della povertà evangelica che portano impresso nella loro vita”.

Nella conferenza stampa, il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione mons. Rino Fisichella, ha detto che “i poveri non sono un problema, sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo”.

I mille volti della povertà
C'è una "ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati". E allora il Papa scrive che la povertà “ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro”.

Non restare inerti 
Ed ancora: bisogna reagire "alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società". E’ questo uno scenario, di fronte al quale non si può “restare inerti e tanto meno rassegnati”.

Serve un impegno corale contro la povertà
Il messaggio sottolinea che sono “benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità". Mons. Fisichella ha aggiunto che non serve pensare "ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volte alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze – pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa – dovrebbero introdurre a un vero incontro con i poveri e dare luogo a una condivisione che diventi stile di vita”.

Anche la Chiesa deve agire
Il Papa quindi annuncia la Giornata Mondiale dei Poveri per il 19 novembre e invita “la Chiesa intera e gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo, in questo giorno, su quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà. Sono nostri fratelli e sorelle, creati e amati dall’unico Padre celeste. Questa Giornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro”.

Un invito a tutti ad aprire almeno in quel giorno la propria casa ai poveri. Mons. Fischella ha precisato che “sarà questa una giornata dove tutta la comunità cristiana dovrà essere capace di tendere la mano ai poveri, ai deboli, agli uomini e alle donne a cui viene troppo spesso calpestata la dignità. Il messaggio richiama all’espressione biblica della Prima Lettera di San Giovanni: ‘Non amiamo a parole, ma con i fatti’”. E il logo riflette il senso della giornata. “Sono due mani tese che si incontrano dove ognuna offre qualcosa. Due braccia che esprimono solidarietà e che provocano a non rimanere sulla soglia, ma ad andare incontro all’altro”, ha detto mons. Fisichella.

Pregare assieme ai poveri
Ma l’impegno di tutti cristiani non deve finire qua. Nel messaggio è scritto che “a fondamento delle tante iniziative concrete che si potranno realizzare in questa Giornata ci sia sempre la preghiera. Non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri. La richiesta del pane, infatti, esprime l’affidamento a Dio per i bisogni primari della nostra vita”.

2017: un anno per commemorarne 50033acc61b2e84df87186cba8054fce68a.jpg

  Il 2017 è l’anno del giubileo della Riforma protestante. Come abbiamo già ricordato da queste pagine, il 31 ottobre 1517, il monaco agostiniano Martin Lutero affiggeva alla porta della chiesa del castello di Wittenberg le sue Novantacinque tesi sulle indulgenze , intese a riformare la chiesa del suo tempo. Egli apriva così un’epoca che avrebbe portato – contro l’intenzione iniziale del riformatore – alla frattura della chiesa d’Occidente.

La celebrazione del mezzo millennio della Riforma è dunque ambivalente: se nel protestantesimo vi può essere il rischio di atteggiamenti (più o meno polemici) di auto-soddisfazione, da parte cattolica non si può pensare di celebrare l’inizio di uno scisma. Per le chiese quest’anno può allora essere l’occasione per ricordare insieme un evento le cui istanze di purificazione rimangono tuttora attuali e cercare congiuntamente di attuarle.

leggi tutto

PREGHIERA ECUMENICA COMUNE NELLA CATTEDRALE LUTERANA DI LUND - (vai al documento)

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Lettera apostolica. «Tutti i sacerdoti possono assolvere chi procura l'aborto»

leggi il commento su "avvenire"                        

scarica: "Misericordia et Misera"

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Messa Chiusura Giubileo. Testo integrale omelia Papa Francesco,

SCARICA O LEGGI

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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN SVEZIA - IN OCCASIONE DELLA COMMEMORAZIONE COMUNE LUTERANO-CATTOLICA DELLA RIFORMA (31 OTTOBRE - 1 NOVEMBRE 2016)

26/10/2016 - da Radio Vaticana

Un evento inedito nella storia cristiana: per la prima volta la Federazione Luterana mondiale e la Chiesa cattolica commemorano insieme, il 31 ottobre a Malmö e Lund, in Svezia, il cinquecentesimo anniversario della Riforma, che cadrà nel 2017. L’obiettivo è di esprimere i doni della Riforma e chiedere perdono per la divisione perpetuata dai cristiani delle due tradizioni, evidenziando il cammino percorso negli ultimi 50 anni di continuo dialogo ecumenico tra cattolici e luterani e i doni che sono arrivati, come bene esprime il motto di questo viaggio, ha sottolineato Greg Burke:

R. - 'From Conflict to Communion: Together in Hope', 'Dal conflitto alla comunione: insieme nella speranza', che vuol dire che il Papa in questo caso ha ricevuto inviti sia della Chiesa cattolica sia del governo svedese sia della Federazione luterana mondiale”.

leggi la conferenza stampa del Papa durante il volo di ritorno dalla Svezia

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la raccolta delle udienze del mercoledì sul tema della famiglia - puoi scaricare il documento

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 CALENDARIO DEL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

Da martedì 8 dicembre 2015, Santa Messa di apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro a Domenica 20 novembre 2016, Chiusura della Porta Santa a San Pietro e conclusione del Giubileo della Misericordia, tutti gli appuntamenti dell'anno Giubilare

scarica il calendario 2015/16

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1/09/2015

La lettera di Francesco a Fisichella: l'indulgenza giubilare sarà concessa in tutte le cappelle delle carceri: la porta della cella sarà come la Porta Santa. L'assoluzione sarà pienamente valida anche confessandosi dai sacerdoti della Fraternità San Pio X fondata da Lefebvre. Si potrà ottenere l'indulgenza anche con le opere di misericordia.

ANDREA TORNIELLI
CITTA' DEL VATICANO

leggi il commento e la lettera originale

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leggi la preghiera del Giubileo e la spiegazione del logo che ne rappresenterà l'evento.

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Pubblicata Bolla Giubileo. Papa: misericordia, architrave della Chiesa

 

“La misericordia è “l’architrave che sorregge la vita della Chiesa”: così, in sintesi, Papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia. Intitolato “Misericordiae Vultus – Il volto della misericordia”, il documento è stato pubblicato oggi pomeriggio, in occasione dei Primi Vespri della Domenica della Divina Misericordia. Nella Bolla, anche l’annuncio dell’apertura di una Porta Santa in tutte le Chiese particolari e la possibilità, per alcuni sacerdoti, di rimettere i peccati riservati alla Sede Apostolica. Il servizio di Isabella Piro:

 

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Udienze (le Catechesi del mercoledì)

L'udienza generale rappresenta l'occasione più comune per incontrare il Santo Padre, ascoltare la sua catechesi, pregare con lui e ricevere la Benedizione Apostolica. Non si tratta di un evento riservato a persone o a gruppi specifici (udienze private) ma è aperta a chiunque desideri parteciparvi. È stata iniziata dal papa Paolo VI ed è generalmente collocata nel giorno di mercoledì.

Inizialmente l'udienza generale si teneva nella Basilica di San Pietro o in altri luoghi del Vaticano, come il cortile di San Damaso. Durante l'Anno Santo del 1975 il numero di pellegrini che si recava a Roma e che partecipava alle udienze generali era molto elevato e per maggior comodità si è preferito tenere le udienze in Piazza San Pietro. Da allora durante la bella stagione questi incontri con i fedeli si tengono proprio nella Piazza, mentre le altre, nei mesi invernali e quando la presenza di pellegrini è minore, si tengono nell'Aula Nervi, voluta da Paolo VI per questo scopo.

I fedeli apprezzano molto questa opportunità anche perché durante queste udienze si ha la possibilità di vedere il Papa da vicino e in alcuni casi è persino possibile stringergli la mano.

Un udienza papale è costituita da piccoli insegnamenti e letture prevalentemente in italiano, ma anche in altre lingue. Il Papa inoltre usa menzionare la presenza di gruppi speciali, i quali rispondono con i caratteristici gridi e applausi.

Il Santo Padre recita con i visitatori la preghiera del Padre Nostro in latino, che viene stampato sul retro del Biglietto di accesso all'udienza papale.

L'udienza di solito inizia alle 10.30. In estate può iniziare alle ore 10, a causa del caldo. Soprattutto quando si è sprovvisti del biglietto di accesso è consigliabile andarci con un certo anticipo per assicurarsi i posti migliori.

 

Prima di andare verso la basilica, e sedersi sulla poltrona, il Papa passa tra la folla con la sua papamobile.

In particolari occasioni, ad esempio in agosto, l'udienza del Papa può essere tenuta presso la residenza estiva di Castel Gandolfo.

I biglietti sono sempre gratuiti e non sono necessari per le udienze in agosto, a causa della chiusura degli Uffici Vaticani.

 

 

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L'esortazione apostolica (24 novembre 2013) "Evangelii Gaudium" (puoi scaricarlo) - primo documento ufficiale di papa Francesco, dopo l'enciclica `Lumen Fidei´ che ha raccolto anche il contributo del papa emerito Benedetto XVI - sarà consegnata domenica prossima da Jorge Mario Bergoglio a un vescovo, a un sacerdote e a un diacono, dopo la messa che sarà celebrata in piazza San Pietro, a conclusione dell'Anno della Fede. La sua presentazione ufficiale avverrà però martedì 26 novembre.    

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scarica la lettera apostolica: PORTA FIDEI

 

scarica  il documento base sulla "Nuova Evangelizzazione"  utilizzato nell'ultima assemblea generale dei Vescovi


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