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La bellezza della natura

Giornata per la Custodia del Creato- 1°settembre 2020. La Cei: mettiamo in pratica la Laudato si'

E' stato pubblicato oggi il messaggio dei vescovi italiani per la 15.ma Giornata Nazionale per la Custodia del Creato che ricorre il prossimo 1 settembre. "Occorrono nuovi stili di vita alla luce della Laudato si’ ", scrivono i presuli che esortano parrocchie e associazioni ecclesiali ad attivare iniziative e azioni indirizzate al rispetto e alla cura dell'ambiente
 

Tiziana Campisi - Città del Vaticano

“È tempo di ripensare tanti aspetti della nostra vita assieme, dalla coscienza di ciò che più vale e le dà significato, alla cura della stessa vita, così preziosa, alla qualità delle relazioni sociali ed economiche”: lo si legge nel messaggio della Conferenza episcopale italiana per la 15.ma Giornata Nazionale per la Custodia del Creato che si celebrerà l’1 settembre. Elaborato dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo, il testo sottolinea che la pandemia di Covid-19 “ha evidenziato tante situazioni di vuoto culturale, di mancanza di punti di riferimento e di ingiustizia, che occorre superare” e che in tale contesto di incertezza e fragilità “diventa fondamentale ricostruire un sistema sanitario fondato sulla centralità della persona e non sull’interesse economico.

Le conseguenze di un rapporto insostenibile con la Terra

I vescovi evidenziano che l’emergenza sanitaria ha messo in luce “un sistema socio-economico segnato dall’inequità e dallo scarto, in cui troppo facilmente i più fragili si trovano più indifesi”, ma anche “una capacità di reazione forte della popolazione, una disponibilità a collaborare”. E ora invitano a guardare “al nostro rapporto con l’ambiente”, a tenere conto del fatto che " 'tutto è connesso’ (LS 138) e la pandemia è anche il segnale di un 'mondo malato', come segnalava papa Francesco nella preghiera dello scorso 27 marzo”, “come la conseguenza di un rapporto insostenibile con la Terra”. Per i presuli “l’inquinamento diffuso, le perturbazioni di tanti ecosistemi e gli inediti rapporti tra specie che esse generano possono aver favorito il sorgere della pandemia o ne hanno acutizzato le conseguenze” e dunque invitano ad affrontare la crisi ambientale. “Troppo spesso abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell’armonia di viventi in cui siamo inseriti, sostengono.  SI tratta di quell' "eccesso antropologico di cui parla Francesco nella Laudato si”.

Occorre recepire gli insegnamenti della Laudato si'

Per una svolta radicale i presuli esortano ad uno “sguardo contemplativo”, ad una “coscienza attenta, e non superficiale, della complessità in cui siamo” per “una nuova consapevolezza di noi stessi, del mondo e della vita sociale”. Da qui la necessità di stili di vita rinnovati, sia nelle relazioni, che nel rapporto con l’ambiente. A cinque anni dalla Laudato si’ e in questo anno dedicato alla celebrazione di questo anniversario (24 maggio 2020 - 24 maggio 2021) l’enciclica, sostiene il messaggio,  attende nelle nostre diocesi, nelle parrocchie, in tutte le associazioni e movimenti, "una ricezione corale per divenire vita, prospettiva vocazionale, azione trasfiguratrice delle relazioni con il creato, liturgia, gloria a Dio". 

Dare vita a tante iniziative per la salvaguardia del creato

Infine i vescovi offrono alcune indicazioni per iniziative pastorali in tal senso: comunicare la bellezza del creato; denunciare le contraddizioni al disegno di Dio sulla creazione; educare al discernimento, imparando a leggere i segni della natura; dare una svolta agli atteggiamenti e alle abitudini non conformi all’ecosistema; scegliere di costruire una casa comune, frutto di un cuore riconciliato; mettere in rete le scelte locali, cioè far conoscere le buone pratiche di proposte eco-sostenibili e promuovere progetti sul territorio; promuovere liturgie ecumeniche in particolare per il “Tempo del Creato” (1 settembre – 4 ottobre); elaborare una strategia educativa integrale, che abbia anche dei risvolti politici e sociali; operare in sinergia con quanti nella società civile si impegnano nello stesso spirito; promuovere scelte radicali per la salvaguardia dell'ambiente.

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CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (sito)

LISTA COMPLETA DEI DOCUMENTI :

Oeconomicae et pecuniariae quaestiones. Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario (6 gennaio 2018)

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28 febbraio 2020 - Convegno in Vaticano sull'Intelligenza artificiale 

Il Papa: l'intelligenza artificiale è un dono ma serve un’algor-etica

È la “nuova frontiera” che stringe in un rapporto complesso l’uomo e la macchina. Alla plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Paglia legge il discorso preparato da Francesco sulle potenzialità e rischi delle nuove tecnologie: la Chiesa è chiamata a contributo di riflessione perché ciò che automatico sia a servizio e leda mai la dignità della persona
 

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

Quello che è certo, e al Papa è ben chiaro, è che si tratta di un crocevia epocale. Come quando, scrive, l’uomo ha inventato la macchina a vapore, l’elettricità, la stampa. Adesso è la stagione dell’intelligenza artificiale, l’epoca in cui a prendere decisioni anche importanti sono spesso, insieme, l’uomo e un algoritmo, ovvero una relazione tutta da esplorare. Francesco non presenzia alla plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, la lieve indisposizione che da ieri lo ha indotto a modificare gli impegni non gli consente di salutare di persona le molte personalità presenti – dal presidente del Parlamento europeo al direttore generale della Fao – e i tanti esperti che in questi giorni hanno preso parte al Workshop dal titolo "The “good” Alghoritm? Artificial Intelligence: Ethics, Law, Health".

Leggi Anche
 

No alla dittatura dell’algoritmo

28/02/2020
 

Digitale e pensiero critico

Nel discorso che al suo posto legge il presidente dell’Accademia, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, il Papa mette subito in chiaro un aspetto, la tecnologia che popola la “galassia digitale” è “un dono di Dio”. Ma è anche una risorsa dai risvolti complessi, in cui il rapporto tra “l’apporto propriamente umano e il calcolo automatico” va studiato bene perché non sempre è facile “prevederne gli effetti” e “definirne le responsabilità”. Per questo l’approccio del Papa alla questione è di tipo problematico. Le nuove tecnologia, afferma, non sono “strumenti neutrali” e per la loro stessa natura arrivano a “rendere labili confini finora considerati ben distinguibili: tra materia inorganica e organica, tra reale e virtuale, tra identità stabili ed eventi in continua relazione tra loro””.

Digitale e democrazia

A livello personale, osserva, “l’epoca digitale cambia la percezione dello spazio, del tempo e del corpo”, mentre “l’omologazione si afferma come criterio prevalente di aggregazione”, cosicché “riconoscere e apprezzare la differenza diventa sempre più difficile”. A livello socio-economico, sottolinea Francesco, emerge il profilo di “utenti sono spesso ridotti a ‘consumatori’, asserviti a interessi privati concentrati nelle mani di pochi”.

 Dalle tracce digitali disseminate in internet, gli algoritmi estraggono dati che consentono di controllare abitudini mentali e relazionali, per fini commerciali o politici, spesso a nostra insaputa. Questa asimmetria, per cui alcuni pochi sanno tutto di noi, mentre noi non sappiamo nulla di loro, intorpidisce il pensiero critico e l’esercizio consapevole della libertà. Le disuguaglianze si amplificano a dismisura, la conoscenza e la ricchezza si accumulano in poche mani, con gravi rischi per le società democratiche.

L’uomo prima della funzione

Francesco riconosce i tanti vantaggi della tecnologia, le scienze biologiche devono tanto all’intelligenza artificiale. Tuttavia, sostiene, “è nostro impegno tutelare e promuovere, non solo nella sua costitutiva dimensione biologica, ma anche nella sua irriducibile qualità biografica”.

La correlazione e l’integrazione fra la vita vivente e la vita vissuta non possono essere rimosse a vantaggio di un semplice calcolo ideologico delle prestazioni funzionali e dei costi sostenibili. Gli interrogativi etici che emergono dal modo in cui i nuovi dispositivi possono – appunto – “disporre” della nascita e del destino delle persone richiedono un rinnovato impegno per la qualità umana dell’intera storia comunitaria della vita.

L’etica incontra l’algoritmo

E qui il Papa chiama in causa il ruolo antico e sempre nuovo della Chiesa, far sì che la persona, immagine di Dio, sia il centro e non il margine di ogni conquista umana. Nel caso degli apparati tecnologici questo vuol dire che non basta la coscienza di chi li inventa, ma serve formare pure quella di chi li usa.

Si intravede una nuova frontiera che potremmo chiamare “algor-etica”. Essa intende assicurare una verifica competente e condivisa dei processi secondo cui si integrano i rapporti tra gli esseri umani e le macchine nella nostra era. Nella comune ricerca di questi obiettivi, i principi della Dottrina Sociale della Chiesa offrono un contributo decisivo: dignità della persona, giustizia, sussidiarietà e solidarietà.

Aggiornare diritti e doveri

Francesco vede l’“algor-etica” come “un ponte” in grado di “far sì che i principi si inscrivano concretamente nelle tecnologie digitali, attraverso un effettivo dialogo transdisciplinare”. E chiede agli esperti di “un’azione educativa più ampia”

Nel momento presente, peraltro, sembra necessaria una riflessione aggiornata sui diritti e i doveri in questo ambito. Infatti, la profondità e l’accelerazione delle trasformazioni dell’era digitale sollevano inattese problematiche, che impongono nuove condizioni all’ethos individuale e collettivo. Certamente la Call che oggi avete firmato è un passo importante in questa direzione, con le tre fondamentali coordinate su cui camminare: l’etica, l’educazione e il diritto.

 

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10/03/2019

Papa Francesco ad Ariccia per la settimana di Esercizi Spirituali

Riaccendere il fuoco dell’amore

Uno sguardo – spiega il monaco Bernardo Francesco Maria Gianni - che è sprone per riaccendere un fuoco, per ridonare vita vera in Cristo, nel Vangelo:

Una città che, con l’amore della Chiesa – come tutte le città di questo mondo – con la santità della Chiesa può tornare, deve tornare ad accendersi del fuoco dell’amore. Questo è il modestissimo contributo che dal cuore vorrei consegnare a ciascuno di voi: uno sguardo di mistero su Firenze, perché il nostro agire pastorale, il nostro prenderci cura delle persone che ci sono affidate, del popolo che ci è affidato ma direi dell’umanità che ci è affidata dal Signore, possa essere davvero di nuovo fiamma viva di ardente desiderio, e tornare ad essere un giardino di bellezza, di pace, di giustizia, di misura, di armonia.

Dove c’è amore, lì c’è uno sguardo

 

Citando il mistico del Medio Evo Riccardo di San Vittore, “dove c’è amore, lì c’è uno sguardo”, l’abate di San Miniato al Monte ricorda la necessità di riconoscere “le tracce e gli indizi che il Signore non si stanca di lasciare nel suo passaggio in questa nostra storia, in questa nostra vita”. E’ in quell’amore che bisogna leggere lo sguardo di La Pira su Firenze, di Gesù su Gerusalemme e su tutti quelli che incontrava. Una prospettiva che immette “una dinamica pasquale” rendendoci consapevoli che “il momento storico è grave” perché “il respiro universale della fraternità appare molto indebolito”. E’ la forza della fraternità – afferma -  la nuova frontiera del cristianesimo.

Ogni dettaglio della vita del corpo e dell’anima, in cui lampeggiano l’amore e il riscatto della nuova creatura che si va formando in noi – mi piace moltissimo questo lampeggiare dell’amore: di nuovo la luce, il fuoco – sorprende come il vero e proprio miracolo di una risurrezione già in atto.

Lasciamoci guardare da Gesù

Ricordando che l’umanesimo, come ha evidenziato Papa Francesco, è tale a partire da Cristo, l’abate invita a scorgere “il volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche di quella frammentata per le fatiche della vita o segnata dal peccato”. E’ l’immagine del misericordiae vultus.

Lasciamoci guardare da Lui. Gesù è il nostro umanesimo: facciamoci inquietare sempre dalla sua domanda: “Voi, chi dite che io sia?”. Lasciamoci guardare da Lui per imparare – direi – a guardare come Lui guardava. Il giovane ricco, fissatolo, lo amò; l’incontro degli sguardi di Zaccheo che sale su un albero pur di guardare quel Signore Gesù che alza lo sguardo per andargli incontro.

Un cuore in conversione

Uno sguardo che spazza via anche la paura di non riconoscere il Signore che viene, come confessava Sant’Agostino. Lo sguardo che però ha già ha cambiato il cuore.

“Se tu non stai attento al tuo cuore, mai saprai se Gesù ti sta visitando o no”, alludendo ad Agostino, ad una cura del cuore, che è uno degli obiettivi importanti di questi giorni: un cuore attento, in conversione che faccia memoria e facendo memoria si apra a riconoscere la presenza di Dio in questa nostra Storia e come essa si apra a speranze ardenti, inedite e inaudite.

Tenere il Signore davanti agli occhi e fra le mani

Il richiamo del monaco benedettino Bernardo Francesco Maria Gianni è alla missione dei consacrati chiamati ad “una vita semplice e profetica nella sua semplicità, dove si tiene il Signore davanti agli occhi e fra le mani e non serve altro”.

La vita è Lui, la speranza è Lui, il futuro è Lui. “La vita consacrata è questa visione profetica nella Chiesa, è sguardo che vede Dio presente nel mondo, anche se tanti non se ne accorgono”. Così ci ha detto Papa Francesco il 2 febbraio 2019, parlando a noi consacrati. Ma sono parole che credo possano risuonare qui per tutti noi.

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Esercizi Spirituali. Papa: Gesù parla attraverso le cose semplici

Il Papa saluta il francescano Michelini ad Ariccia - AFP

Il Papa saluta il francescano Michelini ad Ariccia - AFP

10/03/2017 12:33

Sesto e ultimo giorno ad Ariccia di Esercizi spirituali per il Papa e la Curia Romana, al termine dei quali Francesco ha fatto rientro in Vaticano. Prendendo la parola dopo la nona meditazione sul tema de “La tomba vuota e la Risurrezione” secondo il Vangelo di Matteo, il Pontefice ha ringraziato il padre francescano Giulio Michelini per la naturalezza e la preparazione con cui li ha guidati nella riflessione augurandogli soprattutto di continuare ad essere un buon frate. Il servizio di Gabriella Ceraso:

  Grazie per il "lavoro fatto" e la tua "preparazione" e soprattutto grazie per essere “normale”. E' con un sorriso che il Papa si rivolge al francescano padre Giulio Michelini e lo saluta dopo la meditazione:

“Voglio ringraziarti per il bene che hai voluto farci e per il bene che ci hai fatto. Prima di tutto, per il tuo mostrarti come sei, naturale, senza 'faccia da immaginetta'. Naturale. Senza artifici”.

Prepararsi significa avere "responsabilità" e le meditazioni di questi giorni lo dimostrano, prosegue Francesco. Tanti sono stati gli spunti, di cui servirà tutto. Ad ognuno il “Signore parla” attraverso le cose più "semplici" o quelle più "complicate":

“E’ vero: c’è una montagna di cose per meditare, ma Sant’Ignazio dice che quando uno trova negli Esercizi una cosa che dà consolazione o desolazione, deve fermarsi lì e non andare avanti. Sicuramente ognuno di noi ne ha trovate una o due, tra tutto questo. E il resto non è spreco, rimane, servirà per un’altra volta. E forse le cose più importanti, più forti, a qualcuno non dicono niente, e forse una parolina, una [piccola] cosa dice di più… “

La pagina finale di Matteo, quella della Risurrezione, al centro della meditazione di oggi è finalmente una pagina di respiro, commenta padre Giulio Michelini, che svela il mistero cristiano. Dopo il dolore e la Passione non c’è la fine, ma c’è un nuovo inizio, che è la Risurrezione. Ma come annunciarlo all’uomo di oggi si chiede il predicatore? A quell’uomo che ancora appare emblematicamente come il protagonista del racconto di Franz Kafka nelle Metamorfosi, Gregor Samsa, che si sveglia un giorno trasformato in insetto, solo, chiuso in sé, ansioso e senza legami d’affetto con la famiglia? Occorre ripartire da Gesù uomo e dal suo messaggio:

“La Risurrezione indica una novità reale del Cristo rispetto al Gesù storico, certo; il suo corpo è un corpo post-pasquale. Ma una novità che è anticipata nei segni storici del Gesù pre-pasquale. E dove voglio arrivare, con questo mio tentativo di risposta? Che quando sentiamo dire che è risorto, possiamo ripartire dall’uomo Gesù, da quello della Galilea, il cui messaggio è un messaggio di liberazione dell’uomo”.

Un messaggio di liberazione dunque per l’uomo di oggi che può arrivare attrraverso due strade, entrambe Papa Francesco le ha sottolineate e illustrate: l’impegno culturale nell’approfondimento delle Scritture e nella loro nuova spiegazione, e la strada della carità.

“Applicarci per capire di più quello che vogliono dire i 27 Libri del Nuovo Testamento, gli altri Libri del Primo Testamento e perché possiamo spiegarli di nuovo, attraverso – naturalmente – la vita della Chiesa, la Liturgia, l’omelia che è al centro di tanti numeri dell’Evangelii Gaudium, ma attraverso anche l’impegno culturale. Ma l’altra strada, se noi potessimo aprire la stanza dove è chiuso Gregor Samsa, è la strada della carità. Se Gregor Samsa anziché rimanere lì, in una squallida stanza chiusa – avete capito? Volevo dire: è una tomba! – se fosse stato soccorso da qualcuno, avrebbe ritrovato la sua umanità. E anziché insetto, forse avrebbe potuto riconoscere qualche tratto del suo corpo umano”.

L’annuncio della Risurrezione è, nel Vangelo di Matteo, dato dall’Angelo. Questo dà lo spunto a padre Michelini, per sottolineare che non basta la tomba vuota, della Risurrezione va detto, il messaggio di Cristo Risorto va annunciato. Ma le parole di Matteo mettono in chiaro anche un’altra dimensione della Resurrezione, il perdono. Gesù Risorto vuole incontrare gli undici discepoli e li chiama 'fratelli', li ha perdonati per averlo abbandonato; e li incontra in Galilea, 'prostrati' ma nel contempo 'dubbiosi'. Eppure si fa loro vicino, e la narrazione di Matteo si conclude con le parole: 'Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo'. E’ davvero questo, conclude padre Michelini, il 'modo di fare di Dio' la cui Parola è 'capace di illuminare i nostri limiti e trasformarli inopportunità'":

“Il Padre di Gesù Cristo si è avvicinato a noi attraverso la sua Parola e il suo Figlio che infatti nel Vangelo di Matteo è chiamato “Immanuel”, il Dio-con-noi. E il Vangelo di Matteo finisce così: “Io sono con voi, Immanuel, fino alla fine dei tempi”. Si tratta della risorsa più grande che abbiamo, nonostante i nostri dubbi e la parte cattiva di noi e i nostri peccati”.

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Il Tema 2015

FESTIVAL BIBLICO
XI EDIZIONE
21 maggio - 2 giugno 2015
Custodire il Creato, coltivare l’Umano 
 
Lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse Gen 2,15
 
Dal Decennale la forza per ripartire
Il Festival Biblico è nato nel maggio del 2005 da un’idea del Centro Culturale San Paolo di Vicenza, fin dall’inizio condivisa con la Diocesi di Vicenza. A dar spessore al Festival hanno poi contribuito altre numerose realtà ecclesiali e sociali, anche non vicentine, rendendo tale manifestazione sempre più di rilievo regionale e nazionale. Negli ultimi anni, oltre a varie città e paesi della Diocesi Berica, hanno aderito a questo progetto le Diocesi di Verona, Padova e Adria-
Rovigo. Il Festival ha come focus la Bibbia, che nella sua ricchezza può mobilitare il variegato interesse di persone, soggetti pubblici e privati, associazioni, con i diversi linguaggi e le diverse sensibilità dell'uomo post-moderno. La potenza fragile e umile della Parola si offre come elemento di lettura della realtà in grado di risvegliare sentieri nuovi per la Chiesa e il mondo e di animare un valore aggiunto sociale. Le giornate del Festival offrono un insieme di incontri e spettacoli, mostre e presentazioni, giochi e laboratori, spazi meditativi per gli adulti, per i più piccoli e i giovani e ancora altre forme comunicative per poter coinvolgere tutti, in particolare coloro che non hanno una diretta conoscenza della Bibbia. I molteplici appuntamenti si svolgono tra le vie e le piazze, le corti e i chiostri, le chiese e i palazzi, i musei e altri luoghi significativi delle città che aderiscono, luoghi ideali per porre in contatto un numero sempre più ampio di persone con la Bibbia, il grande codice culturale e religioso che sta a fondamento della nostra civiltà. Protagonisti del Festival Biblico sono biblisti, studiosi, scrittori, artisti di varia estrazione, nomi conosciuti e autori da scoprire. Protagonista è soprattutto il pubblico che, partecipando, è chiamato ad interagire, a costruirsi il suo percorso ideale tra le molteplici proposte, contribuendo a realizzare attivamente il Festival e a rinnovarlo anno dopo anno.

 Il tema 2015: le Scritture, l’uomo e il giardino della creazione
La tematica ecologica ha assunto negli ultimi decenni un’importanza centrale anche per l’esegesi biblica, alla ricerca del giusto equilibrio dell’uomo con il mondo e nel tentativo di rintracciare l’autentico messaggio ecologico del testo biblico, questione profondamente radicata nella tradizione cristiana, dalla lezione dei Padri fino a Francesco d’Assisi. Oggi l’elemento ecologico si presenta con una rilevanza nuova, non solo legata alla necessaria salvaguardia ambientale ma come un paradigma in grado di schiudere inediti orizzonti di carattere antropologico. Non vanno sottovalutate le due coincidenze importanti, l’Expo milanese che punta i riflettori di tutto il mondo sulle tematiche dell’alimentazione e dell’ambiente così come l’Enciclica di Francesco sulle tematiche ecologiche. 

 
Custodire per coltivare, coltivare per custodire
Da pura difesa del creato, minacciato dallo sfruttamento eccessivo e dalla manipolazione esercitata dal progresso tecnologico, il tema ecologico mostra sempre più negli ultimi decenni anche la sua dimensione attiva. Da mero tentativo di preservare quanto ci è dato in dono, per trasmetterlo alle successive generazioni, il messaggio della custodia è divenuto sempre più messaggio della coltivazione del creato, in cui l’azione non diviene automaticamente dominio dell’uomo sulla natura ma signoria che custodisce attivamente quanto ricevuto, secondo una tradizione di difesa, salvaguardia, ma insieme promozione dell’ambiente circostante, i cui vertici si possono trovare nel monachesimo occidentale. Quanto ci viene offerto dalla dimensione biblica della custodia e della coltivazione è quindi un intreccio di passività e attività, di dono e responsabilità, di salvaguardia e promozione, di conservazione e trasformazione che mira in estrema istanza alla trasfigurazione del creato, non nelle mani dell’uomo ma di cui l’uomo si fa partecipe. Il Festival Biblico si incarica anzitutto dunque di offrire una lettura che tenga insieme i due poli, quello della salvaguardia e quello della trasformazione, nelle diverse forme, esegetiche, antropologiche, letterarie, artistiche, musicali, spettacolari, in cui l’integrazione tra custodia e coltivazione si manifesta.
 
Custodire e coltivare se stessi, l’altro, il creato
Se il messaggio ecologico è divenuto sempre più messaggio di dono e responsabilità, custodia e coltivazione, esso offre degli spunti interessanti che superano la tematica puramente ambientale. Come suggerito dall’Omelia d’inizio Pontificato di papa Francesco, nella solennità di S. Giuseppe 1, la custodia, che è fatta di ascolto e di scelta sapiente delle indicazioni della Parola, si dà come custodia di sé, ma anche dell’altro. Custodire se stessi significa sviluppare quell’ecologia del cuore, frutto di allenamento e di perseveranza, che l’uomo religioso conosce bene come cammino di
perfezione nel dialogo con Dio. Solo da questa dimensione personale e spirituale nasce un’autentica custodia dell’altro, ma insieme l’altro aiuta a custodire il proprio cuore e la propria strada in sentieri definiti, realistici e non solitari. Quanto questo intreccio di dimensione spirituale-personale ed etico-intersoggettiva abbia da dire al mondo d’oggi non appare solo dalle questioni che interrogano l’esistenza dei singoli ma anche dalle grandi questioni epocali, dalla crisi economico-antropologica che chiede anche una risposta ecologica, alle crisi internazionali che chiedono un’ecologia dei popoli e della pace fino alla penetrazione tecnologica nella vita di milioni di uomini alle prese con inediti ed inauditi scenari 2 . A questo livello è possibile recuperare il significato di una custodia dell’ambiente che attraversa inevitabilmente per un’ecologia umana, in grado di evitare l’estremo di una marginalizzazione dell’umano per far posto alle forze originarie del cosmo. Tale estremo è opposto ma solidale con l’estremo della manipolazione dispotica del creato. Questi momenti, cioè la custodia di sé, dell’altro e del creato, si richiameranno continuamente l’un l’altro in forma sinergica e complementare, con aperture che spazieranno dalla teologia alla filosofia, dall’economia alla psicologia fino alle scienze, luogo privilegiato di dialogo per la tematica ambientale.

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visita il sito: Pontificio Consiglio per la Famiglia

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La Santa Sede all’Expo di Milano: «Non di solo pane»

 14/04/2015 

 Il padiglione della Santa Sede è stato presentato oggi in una conferenza stampa in Vaticano. «Non di solo pane» è il tema, biblico ed evangelico, che verrà sviluppato. Un giardino da custodire, un cibo da condividere, un pasto che educa, un pane che rende presente Dio nel mondo sono i «capitoli» nei quali si organizza il percorso espositivo basato su diversi linguaggi artistici, dai più tradizionali a quelli innovativi. E il tema del cibo è occasione di riflessione ed educazione sulla fede, la giustizia, la pace, i rapporti tra i popoli, l'economia, l'ecologia. In un mondo, per dirla con Ravasi, diviso tra chi fa la «fame» e chi fa la «dieta» per eccesso di cibo male utilizzato.

 leggi: il progetto architettonico

            il tema del padiglione

            itinerario del visitatore

 

 

 

 


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Avvisi importanti

  • Giornata per la Custodia del Creato- 1°settembre 2020.

  • NUOVO LIBRETTO PER I GRUPPI FAMILIARI 2020-2021:"L'amore familiare vocazione e via di santità"

  • OECONOMICAE ET PECUNIARIAE QUAESTIONES dalla : Congregazione per la Dottrina della Fede

  • Strumento per la formazione degli operatori pastorali: "ARTIGIANI DELL'AMORE"