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10/03/2019

Papa Francesco ad Ariccia per la settimana di Esercizi Spirituali

Riaccendere il fuoco dell’amore

Uno sguardo – spiega il monaco Bernardo Francesco Maria Gianni - che è sprone per riaccendere un fuoco, per ridonare vita vera in Cristo, nel Vangelo:

Una città che, con l’amore della Chiesa – come tutte le città di questo mondo – con la santità della Chiesa può tornare, deve tornare ad accendersi del fuoco dell’amore. Questo è il modestissimo contributo che dal cuore vorrei consegnare a ciascuno di voi: uno sguardo di mistero su Firenze, perché il nostro agire pastorale, il nostro prenderci cura delle persone che ci sono affidate, del popolo che ci è affidato ma direi dell’umanità che ci è affidata dal Signore, possa essere davvero di nuovo fiamma viva di ardente desiderio, e tornare ad essere un giardino di bellezza, di pace, di giustizia, di misura, di armonia.

Dove c’è amore, lì c’è uno sguardo

 

Citando il mistico del Medio Evo Riccardo di San Vittore, “dove c’è amore, lì c’è uno sguardo”, l’abate di San Miniato al Monte ricorda la necessità di riconoscere “le tracce e gli indizi che il Signore non si stanca di lasciare nel suo passaggio in questa nostra storia, in questa nostra vita”. E’ in quell’amore che bisogna leggere lo sguardo di La Pira su Firenze, di Gesù su Gerusalemme e su tutti quelli che incontrava. Una prospettiva che immette “una dinamica pasquale” rendendoci consapevoli che “il momento storico è grave” perché “il respiro universale della fraternità appare molto indebolito”. E’ la forza della fraternità – afferma -  la nuova frontiera del cristianesimo.

Ogni dettaglio della vita del corpo e dell’anima, in cui lampeggiano l’amore e il riscatto della nuova creatura che si va formando in noi – mi piace moltissimo questo lampeggiare dell’amore: di nuovo la luce, il fuoco – sorprende come il vero e proprio miracolo di una risurrezione già in atto.

Lasciamoci guardare da Gesù

Ricordando che l’umanesimo, come ha evidenziato Papa Francesco, è tale a partire da Cristo, l’abate invita a scorgere “il volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche di quella frammentata per le fatiche della vita o segnata dal peccato”. E’ l’immagine del misericordiae vultus.

Lasciamoci guardare da Lui. Gesù è il nostro umanesimo: facciamoci inquietare sempre dalla sua domanda: “Voi, chi dite che io sia?”. Lasciamoci guardare da Lui per imparare – direi – a guardare come Lui guardava. Il giovane ricco, fissatolo, lo amò; l’incontro degli sguardi di Zaccheo che sale su un albero pur di guardare quel Signore Gesù che alza lo sguardo per andargli incontro.

Un cuore in conversione

Uno sguardo che spazza via anche la paura di non riconoscere il Signore che viene, come confessava Sant’Agostino. Lo sguardo che però ha già ha cambiato il cuore.

“Se tu non stai attento al tuo cuore, mai saprai se Gesù ti sta visitando o no”, alludendo ad Agostino, ad una cura del cuore, che è uno degli obiettivi importanti di questi giorni: un cuore attento, in conversione che faccia memoria e facendo memoria si apra a riconoscere la presenza di Dio in questa nostra Storia e come essa si apra a speranze ardenti, inedite e inaudite.

Tenere il Signore davanti agli occhi e fra le mani

Il richiamo del monaco benedettino Bernardo Francesco Maria Gianni è alla missione dei consacrati chiamati ad “una vita semplice e profetica nella sua semplicità, dove si tiene il Signore davanti agli occhi e fra le mani e non serve altro”.

La vita è Lui, la speranza è Lui, il futuro è Lui. “La vita consacrata è questa visione profetica nella Chiesa, è sguardo che vede Dio presente nel mondo, anche se tanti non se ne accorgono”. Così ci ha detto Papa Francesco il 2 febbraio 2019, parlando a noi consacrati. Ma sono parole che credo possano risuonare qui per tutti noi.

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Esercizi Spirituali. Papa: Gesù parla attraverso le cose semplici

Il Papa saluta il francescano Michelini ad Ariccia - AFP

Il Papa saluta il francescano Michelini ad Ariccia - AFP

10/03/2017 12:33

Sesto e ultimo giorno ad Ariccia di Esercizi spirituali per il Papa e la Curia Romana, al termine dei quali Francesco ha fatto rientro in Vaticano. Prendendo la parola dopo la nona meditazione sul tema de “La tomba vuota e la Risurrezione” secondo il Vangelo di Matteo, il Pontefice ha ringraziato il padre francescano Giulio Michelini per la naturalezza e la preparazione con cui li ha guidati nella riflessione augurandogli soprattutto di continuare ad essere un buon frate. Il servizio di Gabriella Ceraso:

  Grazie per il "lavoro fatto" e la tua "preparazione" e soprattutto grazie per essere “normale”. E' con un sorriso che il Papa si rivolge al francescano padre Giulio Michelini e lo saluta dopo la meditazione:

“Voglio ringraziarti per il bene che hai voluto farci e per il bene che ci hai fatto. Prima di tutto, per il tuo mostrarti come sei, naturale, senza 'faccia da immaginetta'. Naturale. Senza artifici”.

Prepararsi significa avere "responsabilità" e le meditazioni di questi giorni lo dimostrano, prosegue Francesco. Tanti sono stati gli spunti, di cui servirà tutto. Ad ognuno il “Signore parla” attraverso le cose più "semplici" o quelle più "complicate":

“E’ vero: c’è una montagna di cose per meditare, ma Sant’Ignazio dice che quando uno trova negli Esercizi una cosa che dà consolazione o desolazione, deve fermarsi lì e non andare avanti. Sicuramente ognuno di noi ne ha trovate una o due, tra tutto questo. E il resto non è spreco, rimane, servirà per un’altra volta. E forse le cose più importanti, più forti, a qualcuno non dicono niente, e forse una parolina, una [piccola] cosa dice di più… “

La pagina finale di Matteo, quella della Risurrezione, al centro della meditazione di oggi è finalmente una pagina di respiro, commenta padre Giulio Michelini, che svela il mistero cristiano. Dopo il dolore e la Passione non c’è la fine, ma c’è un nuovo inizio, che è la Risurrezione. Ma come annunciarlo all’uomo di oggi si chiede il predicatore? A quell’uomo che ancora appare emblematicamente come il protagonista del racconto di Franz Kafka nelle Metamorfosi, Gregor Samsa, che si sveglia un giorno trasformato in insetto, solo, chiuso in sé, ansioso e senza legami d’affetto con la famiglia? Occorre ripartire da Gesù uomo e dal suo messaggio:

“La Risurrezione indica una novità reale del Cristo rispetto al Gesù storico, certo; il suo corpo è un corpo post-pasquale. Ma una novità che è anticipata nei segni storici del Gesù pre-pasquale. E dove voglio arrivare, con questo mio tentativo di risposta? Che quando sentiamo dire che è risorto, possiamo ripartire dall’uomo Gesù, da quello della Galilea, il cui messaggio è un messaggio di liberazione dell’uomo”.

Un messaggio di liberazione dunque per l’uomo di oggi che può arrivare attrraverso due strade, entrambe Papa Francesco le ha sottolineate e illustrate: l’impegno culturale nell’approfondimento delle Scritture e nella loro nuova spiegazione, e la strada della carità.

“Applicarci per capire di più quello che vogliono dire i 27 Libri del Nuovo Testamento, gli altri Libri del Primo Testamento e perché possiamo spiegarli di nuovo, attraverso – naturalmente – la vita della Chiesa, la Liturgia, l’omelia che è al centro di tanti numeri dell’Evangelii Gaudium, ma attraverso anche l’impegno culturale. Ma l’altra strada, se noi potessimo aprire la stanza dove è chiuso Gregor Samsa, è la strada della carità. Se Gregor Samsa anziché rimanere lì, in una squallida stanza chiusa – avete capito? Volevo dire: è una tomba! – se fosse stato soccorso da qualcuno, avrebbe ritrovato la sua umanità. E anziché insetto, forse avrebbe potuto riconoscere qualche tratto del suo corpo umano”.

L’annuncio della Risurrezione è, nel Vangelo di Matteo, dato dall’Angelo. Questo dà lo spunto a padre Michelini, per sottolineare che non basta la tomba vuota, della Risurrezione va detto, il messaggio di Cristo Risorto va annunciato. Ma le parole di Matteo mettono in chiaro anche un’altra dimensione della Resurrezione, il perdono. Gesù Risorto vuole incontrare gli undici discepoli e li chiama 'fratelli', li ha perdonati per averlo abbandonato; e li incontra in Galilea, 'prostrati' ma nel contempo 'dubbiosi'. Eppure si fa loro vicino, e la narrazione di Matteo si conclude con le parole: 'Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo'. E’ davvero questo, conclude padre Michelini, il 'modo di fare di Dio' la cui Parola è 'capace di illuminare i nostri limiti e trasformarli inopportunità'":

“Il Padre di Gesù Cristo si è avvicinato a noi attraverso la sua Parola e il suo Figlio che infatti nel Vangelo di Matteo è chiamato “Immanuel”, il Dio-con-noi. E il Vangelo di Matteo finisce così: “Io sono con voi, Immanuel, fino alla fine dei tempi”. Si tratta della risorsa più grande che abbiamo, nonostante i nostri dubbi e la parte cattiva di noi e i nostri peccati”.

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Il Tema 2015

FESTIVAL BIBLICO
XI EDIZIONE
21 maggio - 2 giugno 2015
Custodire il Creato, coltivare l’Umano 
 
Lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse Gen 2,15
 
Dal Decennale la forza per ripartire
Il Festival Biblico è nato nel maggio del 2005 da un’idea del Centro Culturale San Paolo di Vicenza, fin dall’inizio condivisa con la Diocesi di Vicenza. A dar spessore al Festival hanno poi contribuito altre numerose realtà ecclesiali e sociali, anche non vicentine, rendendo tale manifestazione sempre più di rilievo regionale e nazionale. Negli ultimi anni, oltre a varie città e paesi della Diocesi Berica, hanno aderito a questo progetto le Diocesi di Verona, Padova e Adria-
Rovigo. Il Festival ha come focus la Bibbia, che nella sua ricchezza può mobilitare il variegato interesse di persone, soggetti pubblici e privati, associazioni, con i diversi linguaggi e le diverse sensibilità dell'uomo post-moderno. La potenza fragile e umile della Parola si offre come elemento di lettura della realtà in grado di risvegliare sentieri nuovi per la Chiesa e il mondo e di animare un valore aggiunto sociale. Le giornate del Festival offrono un insieme di incontri e spettacoli, mostre e presentazioni, giochi e laboratori, spazi meditativi per gli adulti, per i più piccoli e i giovani e ancora altre forme comunicative per poter coinvolgere tutti, in particolare coloro che non hanno una diretta conoscenza della Bibbia. I molteplici appuntamenti si svolgono tra le vie e le piazze, le corti e i chiostri, le chiese e i palazzi, i musei e altri luoghi significativi delle città che aderiscono, luoghi ideali per porre in contatto un numero sempre più ampio di persone con la Bibbia, il grande codice culturale e religioso che sta a fondamento della nostra civiltà. Protagonisti del Festival Biblico sono biblisti, studiosi, scrittori, artisti di varia estrazione, nomi conosciuti e autori da scoprire. Protagonista è soprattutto il pubblico che, partecipando, è chiamato ad interagire, a costruirsi il suo percorso ideale tra le molteplici proposte, contribuendo a realizzare attivamente il Festival e a rinnovarlo anno dopo anno.

 Il tema 2015: le Scritture, l’uomo e il giardino della creazione
La tematica ecologica ha assunto negli ultimi decenni un’importanza centrale anche per l’esegesi biblica, alla ricerca del giusto equilibrio dell’uomo con il mondo e nel tentativo di rintracciare l’autentico messaggio ecologico del testo biblico, questione profondamente radicata nella tradizione cristiana, dalla lezione dei Padri fino a Francesco d’Assisi. Oggi l’elemento ecologico si presenta con una rilevanza nuova, non solo legata alla necessaria salvaguardia ambientale ma come un paradigma in grado di schiudere inediti orizzonti di carattere antropologico. Non vanno sottovalutate le due coincidenze importanti, l’Expo milanese che punta i riflettori di tutto il mondo sulle tematiche dell’alimentazione e dell’ambiente così come l’Enciclica di Francesco sulle tematiche ecologiche. 

 
Custodire per coltivare, coltivare per custodire
Da pura difesa del creato, minacciato dallo sfruttamento eccessivo e dalla manipolazione esercitata dal progresso tecnologico, il tema ecologico mostra sempre più negli ultimi decenni anche la sua dimensione attiva. Da mero tentativo di preservare quanto ci è dato in dono, per trasmetterlo alle successive generazioni, il messaggio della custodia è divenuto sempre più messaggio della coltivazione del creato, in cui l’azione non diviene automaticamente dominio dell’uomo sulla natura ma signoria che custodisce attivamente quanto ricevuto, secondo una tradizione di difesa, salvaguardia, ma insieme promozione dell’ambiente circostante, i cui vertici si possono trovare nel monachesimo occidentale. Quanto ci viene offerto dalla dimensione biblica della custodia e della coltivazione è quindi un intreccio di passività e attività, di dono e responsabilità, di salvaguardia e promozione, di conservazione e trasformazione che mira in estrema istanza alla trasfigurazione del creato, non nelle mani dell’uomo ma di cui l’uomo si fa partecipe. Il Festival Biblico si incarica anzitutto dunque di offrire una lettura che tenga insieme i due poli, quello della salvaguardia e quello della trasformazione, nelle diverse forme, esegetiche, antropologiche, letterarie, artistiche, musicali, spettacolari, in cui l’integrazione tra custodia e coltivazione si manifesta.
 
Custodire e coltivare se stessi, l’altro, il creato
Se il messaggio ecologico è divenuto sempre più messaggio di dono e responsabilità, custodia e coltivazione, esso offre degli spunti interessanti che superano la tematica puramente ambientale. Come suggerito dall’Omelia d’inizio Pontificato di papa Francesco, nella solennità di S. Giuseppe 1, la custodia, che è fatta di ascolto e di scelta sapiente delle indicazioni della Parola, si dà come custodia di sé, ma anche dell’altro. Custodire se stessi significa sviluppare quell’ecologia del cuore, frutto di allenamento e di perseveranza, che l’uomo religioso conosce bene come cammino di
perfezione nel dialogo con Dio. Solo da questa dimensione personale e spirituale nasce un’autentica custodia dell’altro, ma insieme l’altro aiuta a custodire il proprio cuore e la propria strada in sentieri definiti, realistici e non solitari. Quanto questo intreccio di dimensione spirituale-personale ed etico-intersoggettiva abbia da dire al mondo d’oggi non appare solo dalle questioni che interrogano l’esistenza dei singoli ma anche dalle grandi questioni epocali, dalla crisi economico-antropologica che chiede anche una risposta ecologica, alle crisi internazionali che chiedono un’ecologia dei popoli e della pace fino alla penetrazione tecnologica nella vita di milioni di uomini alle prese con inediti ed inauditi scenari 2 . A questo livello è possibile recuperare il significato di una custodia dell’ambiente che attraversa inevitabilmente per un’ecologia umana, in grado di evitare l’estremo di una marginalizzazione dell’umano per far posto alle forze originarie del cosmo. Tale estremo è opposto ma solidale con l’estremo della manipolazione dispotica del creato. Questi momenti, cioè la custodia di sé, dell’altro e del creato, si richiameranno continuamente l’un l’altro in forma sinergica e complementare, con aperture che spazieranno dalla teologia alla filosofia, dall’economia alla psicologia fino alle scienze, luogo privilegiato di dialogo per la tematica ambientale.

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visita il sito: Pontificio Consiglio per la Famiglia

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La Santa Sede all’Expo di Milano: «Non di solo pane»

 14/04/2015 

 Il padiglione della Santa Sede è stato presentato oggi in una conferenza stampa in Vaticano. «Non di solo pane» è il tema, biblico ed evangelico, che verrà sviluppato. Un giardino da custodire, un cibo da condividere, un pasto che educa, un pane che rende presente Dio nel mondo sono i «capitoli» nei quali si organizza il percorso espositivo basato su diversi linguaggi artistici, dai più tradizionali a quelli innovativi. E il tema del cibo è occasione di riflessione ed educazione sulla fede, la giustizia, la pace, i rapporti tra i popoli, l'economia, l'ecologia. In un mondo, per dirla con Ravasi, diviso tra chi fa la «fame» e chi fa la «dieta» per eccesso di cibo male utilizzato.

 leggi: il progetto architettonico

            il tema del padiglione

            itinerario del visitatore

 

 

 

 


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